
IL CORNER DEL PROFESSORE – Da qualche giorno qualcuno si è accorto che le auto parcheggiate a via delle Fabbriche a Viterbo creano un problema oggettivo per i pedoni quando transita una macchina.
Qualcuno sui social mi ha deriso indirizzandomi un “è arrivato cacini”. Parlare di ovvietà è un’arma a doppio taglio: da una parte si dice una cosa chiaramente vera, dall’altra è talmente nota che ci si domanda a cosa serva dirlo se non a “ mettere zizzania”. Come sempre, sia chiaro, che a Viterbo ci sia un grosso problema di gestione e direzione per il centro storico è ovvio. Ma fino a che non ci saranno almeno 1500 nuovi posti parcheggio attaccati alle mura non avremo soluzione.
Per almeno qualche anno dobbiamo convivere con le macchine parcheggiate e in transito in
strade e vicoli medievali. Sono accorso in Germania alla coorte di Mauro Morucci, il Patron
del Tuscia Film Festival, per la XI edizione dell’Italian Film Festival di Berlino. Per Tuscia in Fiore un grandissimo onore poter mostrare il Roll up alla destra dell’insegna del festival esposta in un grande centro culturale nel cuore di Berlino Est, il KulturBraruerei, dove ha luogo il Festival.
Sono incredibilmente orgoglioso di Mauro Morucci, di Giuseppe Bonaccini un altro viterbese che ha aperto “Tiramigiù” un Italian Bistrò a Berlino Ovest e di tutti gli eroi della vetus Urbs che si confrontano col mondo e raccontano di Tuscia.
Al contrario sono insofferente con chi viene a vivere a Viterbo e si lamenta. Intanto rammento a tutti che come sono venuti se ne possono
anche andare altrove. Aggiungo che, visto che mia moglie è giapponese, chi viene a casa mia deve togliersi le scarpe. Chi viene a Viterbo deve
armonizzarsi con i vicoli medievali e le sfide con cui ci confrontiamo da sempre. Proporre soluzioni è una cosa, mettere zizzania ben altra.
Sono insofferente con chi si lamenta sempre. Sono insofferente con chi butta le cicche a terra.
Però da Berlino Est ho imparato una lezione. Quella in foto è la cicca che ha buttato a terra una ragazza di fronte ai miei occhi. Tutto il mondo è paese? Come qui convivono l’incredibilmente alta torre di telecomunicazione in foto e la cicca per terra, dobbiamo imparare a convivere con i vicoli medievali e le esigenze della vita di tutti i giorni che, necessariamente, porta i residenti del centro a dover parcheggiare la macchina di proprietà. Certo ci servirebbe un obiettivo ed un programma per realizzarlo ma voglio imparare la lezione dell’Italian Film
Festival di Berlino e del padre del Tuscia Film Fest.
Sarei felice se tutti smettessero di gettare i mozziconi dopo aver fumato ma debbo convivere con l’istinto idiosincratico che mi genera la città che tengo stretta al cuore. Dobbiamo tutti andare oltre e mostrare, presentare, parlare di cosa ci rende meritevoli di attenzioni positive. Non il contrario. Ho visto ieri, in una fredda serata di Berlino, tavoli in legno all’aperto, senza riscaldamento e senza luci, pieni di clienti felici. Ci vuole poco. Qui l’economia funziona.
Sicuramente dimenticherò qualcosa ma se in Tuscia venissero turisti da tutto il mondo per vedere – 1-San pellegrino in fiore, -2- Tuscia in fiore, -3- Tuscia film Fest, -4- Ombre festival, -5-Santa Rosa, -6- Ciccotuscia, -7- il Regno di babbo Natale, -8- Viterbo Christmas Village, potremmo esserne felici. Ops, scusate l’errore, già vengono. Perché non ne siamo felici?
Secondo me è la frustrazione continuamente alimentata da chi “mette zizzania”. Qui non solo sono tutti tranquilli e sereni, ma nessuno dico nessuno, tossici ed ubriachi compresi, da fastidio ad altri. Se la sensazione diffusa è la serenità e la voglia di fare, non ci sono problemi. Se, al contrario, è frustrazione e lamento, è tutto un problema. Impariamo da Mauro Morucci: mostriamo il bello e la nostra cultura. Dobbiamo esserne orgogliosi.


















