
Il Consiglio regionale del Lazio ha detto no ai 26 disabili. Ma non tutto è perduto. La scorsa settimana alla Pisana è stata approvata la legge che disciplina il nuovo “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali”, che ha sostituito una legislazione vecchia di 20 anni e che non recepiva la legge 328\2000. Durante le sedute del Consiglio regionale Daniele Sabatini e il gruppo di Cuori Italiani hanno “provato a indicare soluzioni possibili per interventi concreti di sostegno ai percorsi di vita autonoma, ma non si è prodotta alcuna soluzione tangibile”.
Di fatto la maggioranza ha detto no. Qualcuno avrebbe lasciato capire che si sarebbe trattato di vere e proprio markette, altri hanno sostenuto che la legge quadro non sarebbe stato il luogo adatto per ri-dare riconoscimento ai 26 disabili lasciato all’asciutto dalla decisione della Regione e della Asl di Viterbo di dismettere l’assegno terapeutico che ricevevano da quasi 40 anni.
Chiusa una porta, si apre un portone, si dice almeno. Non sarà così facile, ma per i protagonisti dei progetti di Vita Autonoma, ora lasciati all’asciutto, un’altra chance arriva dal cosiddetto “collegato” al bilancio che sarà discusso a partire dal mercoledì in Commissione e sarà votato entro l’8 agosto.
Il collegato è una sorta di legge omnibus che include tante materie differenti. Tra queste potrebbe finirci anche la questione dei 26 e di tutti coloro che sono fuoriusciti da progetti di vita autonoma, da sostenere con un l’istituzione di un Fondo da finanziare per 100\150 mila euro. Ma servirà la voglia della maggioranza di portare a casa il risultato e su questo le lobby territoriali, dal sindaci coinvolti in giù, saranno fondamentali.


















