Il Comune accetta un terreno in dono da un privato, ma la proprietà sarebbe di un altro
Valle-Faul
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Gli uffici sarebbero stati tratti in inganno dalle vecchie carte catastali, che però non tengono conto di una lunga prassi, che dura almeno 50 anni, che vede l’utilizzo del terreno, situato al confine con il proprietario che l’ha donato al Comune, dal cittadino che sarebbe stato beffato.

Il Comune di Viterbo accetta in dono da un privato un terreno, ma la proprietà sarebbe di un altro. Sembra una barzelletta, ma stando a quanto ci racconta un lettore sarebbe davvero così. Gli uffici sarebbero stati tratti in inganno dalle vecchie carte catastali, che però non tengono conto di una lunga prassi, che dura almeno 50 anni, che vede l’utilizzo del terreno sito in Valle Faul, situato al confine con il proprietario che l’ha donato al Comune, dal cittadino che sarebbe stato beffato.

Si tratterebbe di usucapione, di fatto. Una beffa nella beffa perché è stata vissuta in diretta: il cittadino infatti stava seguendo i lavori del Consiglio comunale di giovedì scorso via streaming quando ha assistito alla votazione per l’accettazione del dono. In realtà il Comune, i cui uffici evidentemente non comunicano tra loro, avrebbe saputo che quel pezzo di terra, al confine tra due privati, non fosse di un unico proprietario. “Gli uffici tecnici – ci confida il lettore – sanno bene che quel terreno è in uso dalla mia famiglia. Spesso infatti ci siamo rivolti a loro per segnalare e realizzare degli interventi alle fognature che passano di lì”.

Secondo le carte catastali il confine del terreno che si trova in Valle Faul tira dritto verso la rupe, ma in realtà sarebbe tutt’altro che lineare, tanto da esserci recinzione che lo delimita diversamente. Stando così le cose il dono sconfinerebbe per circa 100mq (degli oltre 300 donati) all’interno dell’area utilizzata, con il tacito assenso dell’altro proprietario, dal cittadino beffato, da qualche decennio. Ben oltre i termini per far scattare l’usucapione, dice il lettore. “Il frazionamento su carta – prosegue – non è rispondente alla realtà. Vale la consuetudine, non il catasto. Dovevano verificare, ma non lo hanno fatto.”.

Sul terreno dovrebbe nascere un camminamento e poi sulla rupe una scala. Ma questa dunque dovrebbe passare su questo terreno. “Quando si fanno queste cose – spiega il lettore – e si lavora sui confini bisogna parlare con entrambe le proprietà”. Di fatto si tratterebbe di una svista dovuta a troppa superficialità degli uffici che non avrebbero controllato e si sarebbero fidati della correttezza delle informazioni fornite dal donatore. Il paradosso alla fine è che il Comune potrebbe arrivare a Valle Faul credendo di poter iniziare i lavori, magari appaltati in seguito a delle gare, e invece ritrovarsi con una causa tra le mani.

La scocciatura non è stata vissuta bene dall’usufruttuario dell’area. “Se ci avessero reso parte del progetto, avremmo anche pensato di cederlo. Ma non va bene che il Comune si metta d’accordo col vicino perché così ci costringe ad aprire un contenzioso, che poi magari dura dieci anni e blocca la città, e non è certo quel che vogliamo”. L’idea del camminamento dunque, non è osteggiata a priori, anzi. “Riqualificherebbe l’area, benvenga. Però questi modi non vanno bene”.

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