Il cinema che va a fare il bagno. EFF 2026 inizia dalla spiaggia di Bolsena e fa il compleanno (20 anni) con Amendola a Montefiascone
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Il ventennale è un compleanno che merita il vestito della domenica, e per l’occasione arriva il Claudio Amendola.

MONTEFIASCONE – C’è una cosa che, nel nostro mondo moderno, pare quasi un miracolo: che un’idea nata vent’anni fa, in un angolino di mondo, non sia diventata vecchia e stanca come certi giacconi invernali chiusi nell’armadio a prendere la naftalina. Invece, l’Est Film Festival è ancora qui. E non solo è qui, ma quest’anno ha deciso di prendersi la licenza di bagnarsi i piedi nelle acque del nostro lago.

Il direttore Almonte, un uomo che ha il vizio di non stare mai fermo, quest’anno ha deciso che il cinema non deve stare sempre chiuso dentro una scatola. “Perché – dice lui – il cinema non è solo luce su un lenzuolo bianco”. E così, l’otto di luglio, si va tutti a Bolsena. Ma non aspettatevi le solite sedie di plastica che scricchiolano sotto il peso dei pensieri. Niente palchi, niente cerimoniali. Si butta un telo sulla sabbia, si gonfia uno schermo che sembra un pallone da fiera, e via a guardare il mondo che scorre. È un’idea, se vogliamo, un po’ pazza, ma è di quelle che fanno bene al cuore, come una scampagnata quando il sole inizia a calare dietro le colline.

Poi, sia chiaro, il festival torna a casa sua, a Montefiascone. Il ventennale è un compleanno che merita il vestito della domenica, e per l’occasione arriva il Claudio Amendola. Uno che, col cinema, ci ha fatto la lotta fin da quando portava i calzoncini corti. Sabato 25 luglio, in Piazzale Frigo, la Sindaca gli metterà in mano l’Arco di Platino, e lì sarà un bel vedere: la gente, il brusio, e quel modo di fare dell’Amendola che sembra sempre di stare a chiacchierare al tavolino di un bar, anche quando parla di regie e di “mossa del pinguino”.

Ma il cinema, stavolta, è un viandante che non vuole stare fermo. Dopo Montefiascone, la baracca si sposta: Valentano, Capodimonte, Marta, e persino Gradoli, che è la nuova arrivata della compagnia. È una carovana, insomma. Un giro d’orizzonte che va a bussare alle porte di tutti i borghi del lago, portando sogni in pellicola come una volta si portava il vino buono di casa in casa.

E in tutto questo girare, c’è spazio anche per le cose serie. Perché il cinema, a volerlo guardare bene, non è soltanto farfalle nello stomaco. È anche un modo per tenersi per mano. E allora ecco che, prima di chiudere il sipario con Bertolucci e le sue ombre, si passa per l’AVIS, a donare un po’ di sangue. Perché – e questo non c’è scritto sui manuali di regia – se il cinema è vita, allora bisogna dargli anche una mano a scorrere nelle vene.

Insomma, il sipario si alza, il telo è steso sulla sabbia e le stelle, lassù, stanno già prendendo il posto in prima fila. L’ingresso è gratuito, dicevano. E allora, andiamo. Perché se c’è ancora qualcuno che ha voglia di sognare in questa nostra terra benedetta, forse è il caso di non farsi pregare troppo.

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Oggi, in mezzo a questa polvere, niente è andato perduto.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Attirano ragazzi dalla provincia e spesso anche da fuori. Mercoledì 8 luglio, quando sono andato e ho fatto dei video disponibili sulla pagina Facebook di Tuscia in fiore, c’erano anche dei ragazzi di Bracciano.
I capitani che venivano dal Viterbese non erano damerini da corte medicea; erano contadini e signorotti cresciuti a pane e sassaiole, gente abituata a calpestare la zolla prima di calzare lo stivale di cuoio.
L’Intelligenza artificiale fa grandi progressi. Ma ci crea qualche problema relazionale, non sappiamo più con chi stiamo parlando veramente. E se si riuscirà a dissimulare il grosso bottone sul fianco del robot, allora tutto sarà ancora più difficile…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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