Il Cev continua a costare 50mila euro all'anno e lo farà a lungo
Priori
Gli Stati Generali La Fune

Il Cev ci costa 50mila euro all’anno. Una società ormai inutile che senza far niente pesa sulle casse comunali cifre che sono trascurabili per un anno, ma che rischiano di diventare pesanti se la vicenda non verrà chiusa a breve.

Il liquidatore Cinzia Marzoli nei giorni scorsi è intervenuta durante la seconda Commissione del Comune di Viterbo per spiegare cosa tiene in vita l’azienda in house di Palazzo dei Priori. Di fatto sono le cause giudiziarie che non permettono al Cev di chiudere. Tra crediti da recuperare e debiti ai quali si dovrebbe assolvere tramite transazioni, le cifre che girano sono importanti. Si parla di centinaia di migliaia di euro. Per transare e trattare direttamente coi privati il Consiglio Comunale dovrebbe dare un mandato al liquidatore. Mandato che però i consiglieri si guardano bene dal dare. Ci potrebbe infatti essere il rischio che un giorno possa intervenire la Corte dei Conti a dire che la quella scelta, o quell’altra erano sbagliate. Dunque rimarrà tutto così, finché non si esauriranno le lunghe battaglie legali in corso.

I costi ammontano a circa 50 mila euro all’anno, anche se le spese legali potrebbero alzare questa cifra, e consistono soprattutto nel compenso per il liquidatore e nell’affitto della sede nella quale non ci sono più allacci di luce o gas, che costa circa 5mila euro ogni 12 mesi. Il risparmio potrebbe arrivare dallo spostamento in altro luogo della stessa. Per farlo bisognerebbe trasportare molti faldoni. “Non si possono buttare – ha spiegato Cinzia Marzoli – ma mi basta anche uno sottoscala dove metterli”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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