Il centrodestra prepara l'agguato in Consiglio per Zingaretti
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Centrodestra pronto all'agguato in Regione. Basta una maggioranza semplice, un consigliere in più, per scrivere la parola fine sul Zingaretti bis. E' la precaria situazione a cui è stata consegnata, dalla volontà popolare espressa nelle urne e da una legge elettorale piena di problemi, la Regione Lazio.

Centrodestra pronto all’agguato in Regione. Basta una maggioranza semplice, un consigliere in più, per scrivere la parola fine sul Zingaretti bis. E’ la precaria situazione a cui è stata consegnata, dalla volontà popolare espressa nelle urne e da una legge elettorale piena di problemi, la Regione Lazio.

A suonare i tamburi di guerra ci ha pensato, nella giornata di ieri, Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Ore 13.19, arriva dalla Corte di Appello di Roma la proclamazione ufficiale di Zingaretti come presidente. Una semplice Pec nella casella di posta della presidenza della giunta regionale del Lazio.

E’ il segnale del via alla nascita del Zingaretti bis. Dieci giorni per fare la giunta. Due settimane per l’insediamento del nuovo Consiglio regionale (data più probabile il 3 aprile, subito dopo Pasquetta). Primo pomeriggio di ieri parte il “Meloni-siluro”. Il numero uno di FdI annuncia che la prima cosa che il suo partito farà in Regione è presentare una mozione di sfiducia al presidente Zingaretti.

“Il testo – dice Giorgia Meloni – verrà sottoposto prima alla condivisione di tutta la coalizione di centrodestra e successivamente al resto dell’opposizione”. Subito il sì di Stefano Parisi: “L’iniziativa di Fratelli d’Italia è coerente con le proposte del centrodestra in campagna elettorale e con gli esiti delle consultazioni del 4 marzo. Zingaretti non ha la maggioranza e come forze di opposizione abbiamo il dovere di fare rispettare la volontà degli elettori riproponendo in consiglio le nostre politiche e in quella sede sarà naturale sottoporre a tutti i consiglieri di opposizione la mozione di sfiducia per tornare presto al voto e ridare la parola ai cittadini del Lazio”.

Unica speranza una sorta di “patto di non belligeranza” con i Cinque Stelle e un governo sui temi.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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