Il centro storico di Viterbo non può morire: la proposta di Bengasi Battisti per trasformarlo in "vetrina della Tuscia"
corso
800x120 (1)
La tesi di fondo è chiara: la risposta non può essere "l'attesa passiva di modelli commerciali ormai superati". Al contrario, serve un cambio di paradigma radicale.

VITERBO – Una città che si interroga sul proprio futuro non può permettersi di vedere le proprie arterie pulsanti spegnersi giorno dopo giorno. È un grido d’allarme, ma soprattutto una proposta costruttiva quella che arriva in redazione da Bengasi Battisti, che firma la sua missiva semplicemente come “cittadino di Viterbo”. Un intervento che tocca un nervo scoperto: lo spopolamento commerciale del nostro centro storico.

La crisi del cuore cittadino

“Le serrande abbassate in assi viari del centro fondamentali come via del Corso, via dell’Orologio Vecchio o via Saffi non sono solo un danno economico, ma compromettono l’immagine e la vivibilità della nostra splendida città medioevale”, scrive Battisti. La fotografia scattata dal cittadino viterbese è impietosa ma reale: non siamo di fronte a una congiuntura passeggera, ma a un declino che richiede una reazione immediata.

La tesi di fondo è chiara: la risposta non può essere “l’attesa passiva di modelli commerciali ormai superati”. Al contrario, serve un cambio di paradigma radicale.

Viterbo “vetrina” di un intero territorio

La proposta di Battisti è ambiziosa e punta tutto sulla funzione naturale di Viterbo come capoluogo: “Viterbo ha il dovere e l’opportunità di farsi portavoce di tutti i comuni della provincia e proporsi come vetrina di produzione, storia e memoria per l’intero territorio della Tuscia”.

L’idea è quella di trasformare i locali sfitti in una “mostra diffusa e permanente” della provincia. Invece di cattedrali nel deserto, il centro storico potrebbe diventare il palcoscenico naturale dove il visitatore – e il cittadino stesso – possa trovare un “percorso continuativo e strutturato” capace di narrare l’immenso patrimonio della Tuscia, dalle radici etrusche alle tradizioni gastronomiche.

Un patto per il rilancio

Per attuare questo progetto, Battisti propone un patto strategico tra amministrazione, proprietari immobiliari e associazioni di categoria, strutturato su tre direttrici fondamentali:

Botteghe e spazi di filiera: “Concedere i locali a canoni agevolati ai piccoli produttori della provincia”, per dare alle aziende a chilometro zero un punto d’appoggio stabile senza l’ostacolo di costi proibitivi.

Esposizione permanente dell’artigianato e della memoria: Trasformare le ex attività in laboratori dove ceramisti e artigiani del legno e della pietra possano operare, affiancando alla vendita il racconto fotografico e storico delle tradizioni locali.

Laboratori del gusto e della cultura: Spazi esperienziali dedicati alle degustazioni guidate e ai laboratori di cucina tradizionale, come la riscoperta della storica acquacotta.

Una sfida per il futuro

“Riempire i vicoli medioevali con i profumi, i sapori e i racconti di tutta la Tuscia – conclude il cittadino – significa sottrarre il centro storico all’abbandono”. La visione di Bengasi Battisti è quella di una Viterbo che ritrova il suo ruolo di “fiera capitale culturale ed economica”.

Una provocazione politica e sociale che merita di essere ascoltata. Perché, come suggerisce questa proposta, la salvezza del centro storico non passa per la nostalgia, ma per la capacità di Viterbo di tornare ad essere la casa – e la vetrina – di tutto il suo territorio.

aiac_banner_02
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Masicar300x300-optimize
Fune 300x300
asvis 2
Foto Fisioterapy Center
aiac_banner_01
domenicale post
POST FB 02
lafune_300 x 600
TdP_Inalazioni
monastero interno
Onda
Jeep_Compass_apex_300x300_200