Il cavallo di razza dei Cinque Stelle e l’eredità di Gianluca De Dominicis
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La forza politica dei Cinque Stelle è una realtà consolidata in tutto il Paese ma a Viterbo il movimento non riesce a sfondare. Ai pentastellati e al loro leader in Comune Gianluca De Dominicis serve un cambio d'atteggiamento.

C’è una forza politica che dopo il 2012 è di fatto esplosa in quasi tutta Italia. Ogni turno elettorale conferma la sua forza e cresce. E’ il movimento Cinque Stelle, incoronato dalle recenti elezioni amministrative il secondo partito d’Italia.

E la domanda che si sono fatti i viterbesi, almeno quelli attenti alle cose della politica, in queste ore è: quando arriverà il momento di fare il salto anche a Viterbo?

Alle ultime elezioni comunali i pentastellati, guidati da Gianluca De Dominicis, hanno incassato 2.417 preferenze, il 6,90% del consenso espresso. Risultato modesto, ma i più attenti avevano capito l’andazzo nel giorno del comizio di Beppe Grillo a piazza del Comune.

Ci si aspettava una fiumana di gente, il che sarebbe stato un segnale della possibile conquista di Palazzo dei Priori, e invece fu un flop. Niente rispetto all’abbraccio caldo che Grillo raccolse nel 2012 nella città dei papi, prima dell’esplosione enorme nelle politiche di quella primavera.

I Cinque Stelle viterbesi hanno un problema: crescere. Il movimento locale ha bisogno di slancio, ha necessità di professionalità, di competenze e di un’idea di città da scolpire in maniera chiara. Gianluca De Dominicis ha nelle mani anche la sfida di costruire un gruppo solido, un qualcosa che vada oltre all’assemblearismo delle riunioni al Borgo.

Un assemblearismo che può essere utilizzato come momento importante di contatto con i cittadini e serbatoio di spunti ma che va in qualche modo anche canalizzato e trasformato in sostanza, in un volto ben riconoscibile.

De Dominicis ha in mano una partita forse più grande di lui, ma dalla sua figura e dalle sue capacità passano le sorti dei Cinque Stelle viterbesi. Una forza politica che magari non riuscirà a esprimere il prossimo sindaco neanche al prossimo giro ma che può ragionevolmente puntare a una bella truppa di consiglieri da mandare nella sala d’Ercole per preparare la scalata in futuro.

I limiti dell’opposizione di De Domicis
I limiti della figura di De Dominicis riguardano però l’atteggiamento assunto in consiglio. La sua opposizione è frammentaria e non è riuscita, fino a questo momento a lavorare alla costruzione di un’idea organica di città.

La necessità di aprire a nuove energie
Per costruire una classe dirigente serve coinvolgere pezzo d’intellighienza. I Cinque Stelle dovrebbero in questa fase avviare e guidare un lavoro di scouting, tentando il coinvolgimento di professionisti: avvocati, commercialisti, imprenditori. Per farlo non è necessario appoggiarsi su pezzi del vecchio sistema, già compromesso volente o nolente con il sistema dei partiti tradizionali. Dovrebbero puntare sugli emergenti e magari su pezzi stanchi di come sono andate per lungo tempo le cose.

I risultati incoraggianti delle regionali

In Liguria Alice Salvatore arriva terza, solo 3 punti percentuali al di sotto della candidata PD Paita. Il M5S è secondo partito al 22,2%, sotto solo al PD con 25% e più in alto della Lega che si ferma al 20%.
Nelle Marche Gianni Maggi arriva secondo con un ottimo 21,7% dei voti. La lista M5S ottiene il 18,8% ed è il secondo partito nella regione.

In Campania la candidata M5S Valeria Carambino arriva terza con il 17,8% dei voti. Sul fronte liste il M5S ottiene un buonissimo 17,5% ed è terzo partito, ma solo pochi punti sotto rispetto al PD (19,9%) e FI (18,3%).

In Puglia, con lo spoglio ancora in ritardo, la pentastellata Antonella Laricchia arriva al 18%, piazzandosi seconda davanti a Schittulli. La lista del Movimento 5 Stelle supera il 16% ed è il secondo partito a soli tre punti percentuali di distanza dal Pd. Il vincitore delle elezioni, Michele Emiliano, ha offerto a Laricchia un posto di assessore all’ambiente.

In Toscana il candidato M5S Giannarelli arriva al 15%, stesso numero sul fronte liste per il M5S che è terzo partito dopo Pd e Lega Nord.

In Umbria il candidato pentastellato Andrea Liberati si piazza terzo conn il 14% dei voti. 14% è anche il risultato di lista del Movimento 5 Stelle, anche qui secondo partito sopra la Lega e sotto il Pd.

In Veneto il risultato peggiore del M5S delle 7 regioni: Jacopo Berti si ferma all’11,8% mentre il M5S ottiene il 10,3% ed è comunque la quarta lista più votata.

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