“Il caso Talete è la dimostrazione dell’incapacità di amministrare la città”
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Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - Chiara Frontini attacca pesantemente il sindaco Arena e la sua giunta sulla vicenda Talete.

VITERBO –  Il caso Talete è un’altra dimostrazione, se mai ce ne fosse stato ulteriore bisogno, dell’incapacità di amministrare la città, un esempio perfetto di approssimazione. Noi tutti l’abbiamo saputo dalla stampa: una bomba lanciata senza che ci fosse prevista una strategia di gestione, una soluzione, una via d’uscita per minimizzare i danni.

A meno che una strategia non ci sia, e qui mettiamo le mani avanti. Perché se mai nelle prossime settimane ci si verrà a dire che la soluzione ai mali di Talete è la privatizzazione e che per salvare la società è necessario vendere le quote… allora sapremo che la strategia è rendere l’acqua privata. E su questo noi ci batteremo allo stremo.

Rimaniamo interdetti per la leggerezza: nemmeno il sindaco lo sapeva, tanto che si è affrettato a dire che l’ordine non è partito da lui. Troviamo grave da parte del sindaco questo ennesimo “io non sapevo”, così com’è inutile uscire, prender scuse, lasciando la sedia vuota quando non riesce a reggere il confronto. Eppure sindaco è il responsabile, sovrintende alla esecuzione degli atti propri, della giunta e del consiglio comunale, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici… Quindi chi ha dato l’ordine?

Non lo sa nessuno.

Nel dibattito abbiamo osservato i consiglieri di maggioranza che mettevano all’angolo il sindaco con frasi del tipo “La fiducia non è più illimitata”, “non è accettabile che io lo venga a sapere prima di lei”.

E’ strano che nessuno della squadra sapesse. E se fosse una vendetta post-nomina CdA, come durante la seduta è stato da più parti tratteggiato, ribadiamo che litigare per posti e poltrone sulle spalle di 140 famiglie evidenzia una politica malata. Tradizione, competenza, innovazione. Se questo è, se questo siete, se così fate, non è politica, ma solo una iattura per tutta la città.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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