

IL CORNER DEL PROFESSORE – Una mia amicizia mi dice spesso: “il capì non se compra”. Probabilmente ha ragione. Ovviamente quello che appare intelligente, profondo e di grande impatto per me, può essere percepito in modo diametralmente opposto da altri. Ma credo che per “capì” si intenda qualcosa di più profondo non una reazione istintiva e immediata. Siamo tutti tentati di percepire intelligenti le persone che condividano i nostri punti di vista o che semplicemente ci diano ragione ma, a volte con un po’ di sforzo, possiamo riuscire a superare i nostri stessi limiti e, provando a vedere oltre, accettare la tesi altrui.
Al cospetto della torre del Borgognone, a piazza del Gesù, quella di Enrico di Cornovaglia per capirci, ho conosciuto Roberto, viterbese di grande successo (due grosse ditte con centinaia di dipendenti). Una persona piacevolissima. Anche se alla base delle analisi c’erano molti punti in comune (poche nascite, poca economia) non eravamo d’accordo su nulla.
Solo adesso che provo a scrivere del “capì” mi accorgo che, sebbene non condivida nulla delle sue idee, sono orgoglioso di poter dire di aver conosciuto una persona intelligente perché lui di comprensione della realtà ne ha moltissima. Dove voglio andare a parare? Con un po’ di tribolazione ho iniziato a fare il conto alla rovescia per le prossime elezioni amministrative. Non si rinnova solo il sindaco e il consiglio comunale. Almeno io penso ci sia in gioco molto di più.
Viterbo, la città che tengo stretta al cuore, sta per cambiare in modo irreversibile. Il numero di cittadini si contrae sempre più velocemente, ci sono più pensionati che stipendiati, non stiamo diventando vecchi, lo siamo già. La identità stessa della città è a dir poco a rischio. Non c’è ricambio generazionale e il mondo è cambiato.
Trovarci in piazza è passato di moda. Un mese di vacanza estiva a Montalto o Tarquinia è dimenticato. Molti lavorano a Roma e i nostri figli scappano da Viterbo. Per fortuna che c’è ancora la Macchina di Santa Rosa e un giorno siamo tutti dello stesso sentimento. Il futuro, purtroppo mi desta tristezza non esaltazione.
Ho 65 anni e presto mi ritirerò giustamente a vita privata e probabilmente lontanissimo da Viterbo: per tenere la pancia sotto controllo, andrò tutti i giorni in bici lungo il “Bike path” che da Malibù arriva ad El Secondo nel sud della California. Con l’età che avanza percepisco la mia personale responsabilità verso la città che tengo stretta al cuore. Questa è la mia ultima occasione di poter dare un qualche contributo e vorrei, almeno sogno, poter influenzare in parte le prossime azioni della città. Accettando che il capì non si compri e che possiamo avere idee e posizioni molto diverse anche stimandoci, ho una sola domanda: vi va bene Viterbo come è?
Sono sicuro che la risposta sia “no” per la stragrande maggioranza dei viterbesi. Il problema è complicato: rispettando le idee di tutti non si arriva da nessuna parte. O in altre parole è impossibile mettere d’accordo tutti a meno che…
Proviamo a superare i nostri istinti? Prima di discutere di aeroporto o di cultura, di investitori esterni o di questioni morali, di cali demografici o di economia stagnante, cosa fatta per un’ora con il mio nuovo amico Roberto, credo che serva essere pratici per almeno provare d’accordo su qualcosa di semplice e fattibile.
Cosa possiamo fare? Questo il punto: forse possiamo tutti, da subito, essere d’accordo su qualcosa di facile da fare per il prossimo sindaco.
Mi vengono in mente tre cose e forse sarebbe giusto fare un sondaggio e chiedere a 2000 viterbesi cosa siano le tre cose fattibili su cui concentrare gli sforzi. Per me: 1. 1000 alberi all’anno per i prossimi 10 anni; 2. Un calendario di eventi annuale pubblico, pubblicato e diffuso ovunque; 3. Museo delle piccole Macchine di Santa Rosa al vecchio Tribunale.
Capisco benissimo che le priorità potrebbero essere diverse e un sondaggio serve. Domandina provocatoria: accettate veramente la democrazia come forma di governo? Se con un sondaggio individuassimo tre priorità, sareste tutti d’accordo a provare a spingerle?

















