Il candidato sindaco di Roma in visita alla tomba di Petroselli
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Roberto Giachetti questa mattina a Viterbo per rendere omaggio allo storico sindaco di Roma nativo della Tuscia

Il candidato sindaco di Roma per il Pd, Roberto Giachetti, stamattina a Viterbo per portare il suo saluto a uno storico primo cittadino della Capitale: Gigetto Petroselli. “Il primo giorno da candidato sindaco lo dedico a Luigi Petroselli, sindaco di piccole e grandi cose, degli esclusi e dei deboli”. Questo il tweet scoperto da Viterbonews24, che nella tarda mattina ha postato lo stesso candidato del partito democratico, con tanto di foto all’interno del cimitero di San Lazzaro a Viterbo.

Da ieri sera Giachetti è ufficialmente il candidato a sindaco del Pd, dopo aver stravinto le primarie del partito nella Capitale. Considerato il candidato ideale di Matteo Renzi e sostenuto senza riserve anche dal presidente della Regione Zingaretti, la storia politica di Giachetti parte dai movimenti studenteschi fino all’ingresso nel Partito Radicale. Pochi anni dopo si schiera con i Verdi e infine è tra i fondatori della Margherita, dove ricopre il ruolo di capo di gabinetto durante l’amministrazioni capitolina di Rutelli.

Oggi Giachetti ha deciso di rendere omaggio a un’altra grande figura della politica della Capitale, quella del viterbese Gigietto Petroselli, nato proprio nella Città dei Papi e scomparso a Roma nel corso del suo mandato di sindaco nel 1981. Petroselli da sempre è un simbolo per buona parte della politica nazionale, quella di sinistra, a partire dallo stesso Partito Comunista fino all’attuale Pd.

Una storia particolare quella di Petroselli, che in molti hanno riscoperto solo ultimamente a partire da Veltroni e D’Alema, che per primi hanno tessuto le lodi del politico viterbese. Oggi anche Giachetti viene a rendere omaggio all’ex primo cittadino della Capitale, lontano dai riflettori che fino a ieri sera hanno caratterizzato la campagna per le primarie.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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