
“La Tuscia è in fermento. Come la birra”. Lo scrive la Cna di Viterbo che racconta il boom dei birrifici artigianali nella Tuscia e la nascita di cinque questi, più due gestiti da aziende agricole. “Una realtà importante – ha detto la segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia, Luigia Melaragni – che sta prendendo piede nel nostro territorio e che stiamo cercando di valorizzare”. Unico neo l’accertamento dell’accisa, “oggi penalizzante rispetto ai grandi birrifici”.
I birrifici, tutti nati negli ultimi 6 anni, si trovano a Viterbo, Civita Castellana, Tuscania e Bassano Romano. A queste si aggiungono le due aziende agricole. “La CNA – scrivono – si sta muovendo su vari fronti per mettere i birrifici artigianali nelle condizioni di andare avanti con maggiore tranquillità. Insieme a Unionbirrai ha infatti presentato un disegno di legge per consentire ai piccoli produttori indipendenti di competere ad armi pari con i concorrenti europei. Si punta a un trattamento fiscale più equilibrato rispetto a quello attuale.
Adesso però occorre intervenire ancora sull’accertamento dell’accisa, a causa di un’errata interpretazione della legge da parte dell’Agenzia delle Dogane. “C’è una richiesta che mira a misurare il tasso alcolico durante la produzione del mosto – spiega Melaragni – piuttosto che nella fase di confezionamento della birra. In tal modo, l’accisa risulterebbe più alta se confrontata con il sistema di accertamento dei grandi birrifici. È una criticità che va rimossa. Una vera beffa per i microbirrifici, fra l’altro già penalizzati dal fatto che l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non aver introdotto una riduzione dell’aliquota dell’accisa in funzione della dimensione d’impresa”. CNA e Unionbirrai, a livello nazionale, hanno già chiesto al governo di intervenire in modo che l’Agenzia delle Dogane modifichi l’interpretazione adottata2.


















