
VITERBO – “Il 3 settembre non indosseremo la divisa”. Questo è l’annuncio shock contenuto nella lettera aperta scritta e firmata da tredici facchini (Luciano Tola, Marco Cepparotti, Ercole Rempici, Roberto Cepparotti, Mario Marinetti, Giulio Del Ciuco, Giuseppe Cepparotti, Paolo Moneti, Ferdinando Marignoli, Gianni Serafini, Danilo Frittelli, Massimo Bastianini e Sergio Stella). Nella lettera i tredici attaccano pesantemente l’attuale vertice del sodalizio.
Ne pubblichiamo i passaggi più significativi.
Una lettera, spiegano i firmatari, il cui fine è di “evidenziare in maniera esaustiva quanto sta accadendo all’interno del sodalizio”.
La lettera ha il seguente incipit: “Il Sodalizio dei facchini di santa Rosa, formato da soci effettivi, sostenitori onorari uniti in fraternità di intenti, è venuto a mancare. Fede, forza e volontà ne danno il triste annuncio a tutta la cittadinanza viterbese”.
Secondo i firmatari della lettera “…un male incurabile come l’intolleranza, la scorrettezza, il comportamento irrispettoso nei confronti dei facchini e dello statuto del sodalizio e il mancato rispetto dello statuto da parte dell’attuale consiglio direttivo, ha lacerato negli ultimi anni l’animo di quanti, con merito, sensibilità e profonda aspirazione sono stati il motore umano della macchina di santa Rosa”.
Poi l’annuncio shock: “Numerosi facchini, uniti da un unico sentimento, rispettati per lo sforzo, sacrificio e devozione, con comportamento civile e onorevole, il 3 settembre 2019 non indosseranno la divisa. Una divisa che è spirito, sentimento e forza. Non si è facchini per una ricorrenza e non lo si diventa in un giorno”.
I firmatari della lettera spiegano poi i motivi della loro decisione di non indossare la divisa da facchini il 3 settembre. “Una troika formata da Massimo Mecarini, Sandro Rossi e Luigi Aspromonte ha voluto che molti facchini venissero declassati, nel loro ruolo, senza motivo e nel mancato rispetto dello statuto, e molti altri promossi, sempre nel mancato rispetto dello statuto. Quali sono i motivi per essere retrocessi e per non avanzare nel proprio ruolo? Osare una candidatura, esprimere un proprio pensiero e/o opinione, esprimere un voto per un cambiamento, non essere persona di fiducia della troika, perché non si pensa con la loro testa, perché si è contrari ad alcune affermazioni e valutazioni. Non esiste una decisione del direttivo ma solo dei capi pensanti”.
In conclusione i tredici “ribelli” invocano l’intervento dell’avvocatura del comune come garante del rispetto dello statuto del Sodalizio.
Onestamente, come viterbesi, ci dispiace constatare che ci si avvicini al 3 settembre con questo clima. “Semo tutti d’un sentimento” ormai è solo un ricordo? Oppure ci saranno i margini per ricucire? E in caso contrario i vertici del Sodalizio permetteranno ai tredici “ribelli” di prendere parte al trasporto senza divisa? Staremo a vedere gli sviluppi di questa vicenda.


















