
di Francesco Mattioli
VITERBO – L’anno vecchio è finito, ormai […] ma qualcosa ancora qui non va […] e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra”. ‘L’anno che verrà’, di Lucio Dalla. Mi soffermo su questi versi, all’inizio della sua paradossale canzone, che ha già 45 anni, essendo del 1979. Sembra scritta per domani.
Diciamocelo sommessamente: non si delinea un bellissimo anno nuovo. Per carità, ce ne sono stati tanti che hanno portato allarme, tristezza e morte, negli ultimi sessant’anni, e se pensiamo che nel 1962, con l’affare dei missili a Cuba, abbiamo rischiato una guerra nucleare, dovremmo accontentarci. Ma troppi segni oggi ci fanno temere.
C’é una guerra “europea” che ci riguarda da vicino; e non si tratta dello sfaldamento della Jugoslavia, come negli anni ’80 e ’90, ma di due stati sovrani – Russia e Ucraina – che si combattono ferocemente. Vai poi a capire dove stanno le ragioni profonde di questo conflitto, benché chi aggredisce per primo ha sempre torto. E non se ne intravede la fine.
C’è una minaccia continua che proviene dall’Estremo Oriente. Il Presidente cinese Xi Jinping insiste sulla riunificazione con Taiwan, che non sarebbe certo a prezzi stracciati. Quel pazzo del Presidente nordcoreano Kim Jong Un dal canto suo minaccia una guerra nucleare imminente pur di pacificare, a suo vantaggio, la situazione della penisola coreana. E tutti e due si congratulano con Putin che intende continuare la sua guerra d’aggressione a oltranza. Si dirà: sono i soliti toni retorici e bellicosi dei discorsi di fine anno; ma sono i discorsi che fanno soltanto i dittatori. E nessuna dittatura porta bene all’umanità.
C’è una strage ricorrente sulle rive del Mediterraneo Orientale, in uno scambio di oscene atrocità tra Hamas e Israele. E non se ne intravede la fine, perché, come muli, nessuno dei belligeranti è disposto a fermarsi, e di qua e di là gli estremismi prosperano.
Il fondamentalismo islamico non accenna ad abbandonare il terrorismo gratuito, provocando come minimo la diffidenza verso l’lslam e rendendo improbo e improbabile il dialogo politico e quello interreligioso; d’altronde la rigidità religiosa dei maggiori Paesi islamici: dall’Iran ai paesi della Penisola arabica, dall’Afghanistan al Pakistan; non fa neppure intravedere una crescita della democrazia, della libertà, della tolleranza religiosa, della parità di genere da quelle parti. Anzi…
E per non farci mancare nulla, c’è anche una, seppur circoscritta, guerra nelle Americhe: basterebbe pensare a cosa sta avvenendo in Nicaragua.
L’Occidente, dove si sono elaborati i concetti di democrazia, libertà, uguaglianza, responsabilità civica, civiltà, sembra circondato e minacciato, eppure è accecato dal desiderio di fare quattrini e quindi sembra disposto a sorvolare sulle provocazioni dei cinesi, sull’arretratezza civile dei ricchi sceiccati arabi, sui ricatti dei paesi Bric, portatori di interessi divergenti finanche in campo ambientale. Peraltro, in alcuni Paesi occidentali si rischia di alimentare una reazione altrettanto cieca e grossolana, come nel caso del possibile ritorno in scena di un Trump o dei capricci quotidiani di un Orban.
Per non parlare delle migrazioni: dall’Africa e dal Medio Oriente in Europa e dall’America centromeridionale agli Stati Uniti; con inevitabili ripercussioni sulla coerenza culturale, identitaria e quindi politica dei Paesi ospitanti.
Potremmo continuare. Il nuovo anno porterà finalmente alla fine delle violenze e delle persecuzioni (ed esecuzioni) delle donne europee? Salterà fuori qualche nuovo virus sfuggito al controllo delle organizzazioni sanitarie mondiali? Cominceremo a subire pesantemente le conseguenze del degrado climatico, visti gli scarsi risultati di Cop 28 a Dubai? Scoppierà la bomba dell’hackeraggio internazionale e quella del controllo dell’intelligenza artificiale, con le sue conseguenze non solo economiche e sociali, ma anche politiche?
Insomma, il 2024 parte male. Previsioni? Meglio non farne: troppe incertezze, troppe variabili impazzite, troppi avventurieri nella politica. Cerchiamo almeno nel nostro piccolo quotidiano di praticare la giustizia e il rispetto; magari sembrerà poco, perché una gocciolina non può opporsi a una mareggiata; ma se tutte le goccioline lo facessero, il mare resterebbe calmo.


















