I viterbesi da Gambero Rosso, la Tuscia sempre più una terra del gusto
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VITERBO - Quindici storie di grande passione e capacità, tutte da provare sul campo. Anzi sul piatto. 

VITERBO – Materia prima eccellente ma anche estro, impegno, studio e professionalità. Ci sarà sicuramente anche il valore aggiunto della cucina delle nonne, tramandata di generazione in generazione, ma se la Tuscia oggi può essere etichettata anche come una “terra del gusto” è merito di una nuova generazione di imprenditori che hanno dato vita a ristoranti interessanti. A certificarlo è il Gambero Rosso. 

Nella guida 2025 ‘Ristoranti d’Italia’ troviamo la migliore Tuscia della ristorazione messa nero su bianco, a contribuire all’appeal del territorio per turisti che cercano anche il mangiare bene. Stiamo parlando di 15 ristoranti che piazzano il Viterbese al secondo posto regionale, dopo Roma, ma sopra a Rieti (2), Frosinone (8) e Latina (13).

Il capoluogo della Tuscia è protagonista della Guida Gambero Rosso 2025 con tre ristoranti: Bistrot (viale Trieste) di Luciano Artieri con una forchetta; l’Agriristorante Il Casaletto (Grotte Santo Stefano) con due gamberi di Marco Ceccobelli; l’Osteria del Vecchio Orologio (via dell’Orologio Vecchio) di Paolo Bianchini con due gamberi; e la citazione di gur.me (via Vallepiatta).

Due forchette per La Parolina, un must, di Acquapendente (per i più precisi Trevinano), con i suoi 30 coperti. Anche Calcata ha la sua trattoria da non perdere: La Piazzetta. Un gambero per la cucina del patron Gianluca Aphel, aperta dal 1992. Caprarola può vantare il ‘Bar Vineria Vignola’ con due bottiglie, nato dalla passione di Luigi Picca e Claudia, compagna di vita e di lavoro. Segnalata anche la ‘Trattoria del Cimino dal 1895’. 

Montefiascone è presente con ‘Languorino’ e una forchetta di Marta Corbino (28 coperti). A Nepi abbiamo ‘Dieci’ con due forchette di Jordan Giusti. A Ronciglione, cambiando lago, abbiamo un gambero per Riva Felice di Luigi Ficociello. Sulla costa troviamo ‘Enoteca Quattro Ruote’ di Montalto Di Castro. Citato anche ‘Il Bocconcino’ di Bagnoregio. Dai Cimini si fanno notare ‘Agriristoro Il Calice e la Stella’ di Felice Arletti con due gamberi e Rosso Vignale del giovane chef Tiberio Proietti. A Civita Castellana segnalato Beccofino di Sergio Brunelli.

Quindici storie di grande passione e capacità, tutte da provare sul campo. Anzi sul piatto. 

 

 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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