I viterbesi corrono, ma solo con la macchina
piloti
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Come giornale vogliamo, stando vicino alla gente di questo territorio, chiedere a grande voce e con insistenza la realizzazione di dossi su tutte le vie principali. Dossi di quelli che se non rallenti spacchi la macchina. Dobbiamo difendere le nostre madri, i nostri padri, i nostri figli, i nostri amici dai "piloti".

VITERBO – Una città lenta in molte cose, forse per questo molti sentono il bisogno di correre in macchina. Badate, non lo fanno sull’autostrada o comunque in luoghi dove potrebbero anche farlo. Corrono nel centro abitato. Corrono nelle vie dove i bambini vanno a scuola e anche all’asilo. Corrono davanti alle piscine, alle palestre, alle chiese dove piccoli viterbesi vanno a catechismo.

Sono tanti, troppi, i lettori di questo giornale che ogni giorno ci contattano per raccontarci di questi “piloti” che girano a piede libero dal Barco ai Cappuccini, dal Pilastro alla Tangenziale Ovest, da viale Trieste a La Quercia. Poi ci segnalano mezzi di consegna, con autisti sempre più vessati e stressati da carichi di lavoro disumani, che sfrecciano anche nelle vie del centro storico. Lì dove una vecchietta esce da casa, dove una bambina va aprire la porta al gatto per farlo entrare.

Non possiamo neanche scrivere un grande classico: “prima o poi ci scappa il morto”. Non possiamo scriverlo perché il morto già c’è scappato. E oltre al morto ci sono stati altri episodi di pedoni investiti, l’ultimo noto a piazza Verdi. Nei giorni scorsi abbiamo riportato “lo sfogo” preoccupato di una residente del Barco. E’ stata testimone oculare dell’investimento di una cagnolina di due mesi. Giustamente ha fatto notare che al posto del cane poteva esserci un bambino.

Ci ha contattato un altro signore, volendo evidenziare una cosa giusta: anche l’uccisione per investimento di un animale è una cosa grave. Siamo d’accordo. Quindi ci ha raccontato che a novembre del 2025 ne venne investito un altro di cane, quella volta nella zona della Grotticella. Era sempre stato “un pilota”, uno di quelli che vanno forte. Perché alla fine la macchina che ce l’hai a fare? Per sbrigarti ovviamente, per liberare tempo. In una città dove tre/quarti delle persone fa modesti lavori impiegatizi risulta veramente folle.

Come giornale vogliamo, stando vicino alla gente di questo territorio, chiedere a grande voce e con insistenza la realizzazione di dossi su tutte le vie principali. Dossi di quelli che se non rallenti spacchi la macchina. Dobbiamo difendere le nostre madri, i nostri padri, i nostri figli, i nostri amici dai “piloti”. Da quei piloti che corrono, perché tanto a loro non capita nulla, e che magari danno pure una sbirciatina allo smartphone mentre sono al volante.

Oltre ai dossi, che chiediamo alla giunta che amministra Palazzo dei Priori, chiediamo al dirigente della polizia locale, il comandante Vinciotti, di porsi il problema “dei piloti” e di disinnescare con i suoi uomini (sempre grazie per tutto quello che fate) la sindrome “del pilota” che si sta diffondendo in maniera pericolosa tra i cittadini di questa città di Viterbo. La situazione sta diventando davvero pericolosa, siamo andati a vedere per verificare tutte queste segnalazioni. Basta fermarsi quindici minuti su una via per scattare più di dieci foto di “piloti” allo smartphone. Buon lavoro a tutti.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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