
IL CORNER DEL PROFESSORE – Finalmente. Sono contento che finalmente si parli di uno dei veri problemi di Viterbo. Anche su La Fune, il direttore ha scritto un articolo sulla riduzione delle nascite e sui rischi per il nostro futuro neanche lontano. La previsione è di un terribile -8% di ragazzi da 10 a 19 anni, da qui al 2030 in Tuscia.
Forse è ancora peggio. In una cena di 6 persone, tre coppie di amici hanno constatato che nessuno dei loro figli risiedessi a Viterbo. Non facciamo più bambini ed a quei pochi che arrivano diciamo di andarsene da Viterbo. Ovviamente questo è un problema per tutta l’Italia e forse il sociologo Mattioli può illuminarci su radici profonde, motivazioni, flussi e corsi storici.
Forse potrebbe dirci perché i pronipoti del rinascimento o i figli della grande generazione della ricostruzione del dopo guerra non vogliono più bambini. Spero onestamente che la frequenza delle pratiche amorose sia la stessa da sempre anche se un eventuale cambiamento di abitudini affettive spiegherebbe moltissimi degli atteggiamenti che sono costretto a notare tutti i giorni. Sembra che siamo tutti, sempre, arrabbiati.
Io sono un semplice e dico che il vero problema è quello economico con immediate ripercussioni sul calo delle nascite. Senza sicurezza o indipendenza economica mi sembra ovvio che nuove e giovani coppie riflettano molto sul “mettere su famiglia”. Ma anche questa motivazione non spiega tutto. Nella mia immediata famiglia siamo 6. Tra tutti abbiamo fatto solo 8 figli, considerando i nostri compagni, abbiamo ridotto del 33%, da 12 siamo passati a 8. Qualcosa è successo subito dopo la grande generazione della ricostruzione. Ripeto noi siamo 6 figli e praticamente tutti i miei zii hanno almeno 2 figli. Oggi 1,1 per coppia. Forse abbiamo perso la speranza di una vita migliore da offrire alla nostra progenie?
Faccio finta di cambiare discorso: abbiamo bisogno di consapevolezza, identità e pianificazione. Dobbiamo costruire un modello economico basato sull’esaltazione di quello che abbiamo per costruire una economia che funzioni per tutti. Dobbiamo attirare turismo e per questo ci servono promozione, servizi e pianificazione.
Ormai tutti gli schieramenti politici stanno affilando le armi e cercando il nome per la prossima tornata elettorale per il sindaco di Viterbo. Faccio una domanda aperta ai tre punti di riferimento degli schieramenti. Alla segretaria comunale del Pd Alessandra Troncarelli, al segretario di Fratelli d’Italia Luigi Maria Buzzi e alla leader del gruppo civico alla guida della città, signora sindaco Chiara Frontini, chiedo: vi costringeranno comunque a parlare di buche e di erba ma il vero problema di Viterbo è quello economico-demografico. Soluzioni? Programmi?
Adesso invece coinvolgo un altro grande gruppo di viterbesi. A tutti gli innamorati di Viterbo, quelli che da anni fanno senza chiedere, a quelli che vorrebbero aiutare ma restano spesso in disparte, a quelli che ambirebbero essere consultati o almeno ascoltati, a tutti i presidenti di associazione che fanno i salti mortali tutti i giorni chiedo: cosa volete per Viterbo per i prossimi 5 anni, dal 2027 al 2032? ? Idee su cui concentrarci? Purtroppo presto si parlerà del cugino o dell’amico candidato perdendo di vista i veri problemi che si ingigantiscono col tempo. Sarei felice ci fosse la convergenza su qualcosa.
Ad esempio destinare 2 milione all’anno sulla promozione di Viterbo fuori dalla Tuscia? Oppure creare un super assessore al turismo-cultura con budget per avere finalmente un calendario annuale di eventi? Mi accontenterei anche di una promessa ad abbassare i toni della politica e cercare insieme una soluzione. Al momento vedo solo battibecchi sull’ultima stupidaggine e non certo soluzioni. Cerco la soluzione politica ad un problema serissimo: demografico-economico. Idee?


















