
di Francesco Mattioli
Caro Direttore,
dunque dopo Santa Rosa i vannacci d’Italia usciranno allo scoperto; lo faranno al Bullicame e la cosa inquieta perché quel luogo, nella storia di Viterbo, è indicato come l’origine da cui uscirono i diavoli che minacciarono la Città nel Trecento, quelli che urlavano ai viterbesi “preate quanto volete, che tutti nostri sete…”. Ci volle la Madonna Liberatrice per scansare la minaccia e ancora la ringraziamo per questo, il 30 di maggio.
Ma lasciamo stare le boutades. I vannacci d’Italia non sono né conservatori, né retrogradi; usano tutte le meraviglie del progresso. Hanno le idee chiare sui falsi temi dibattuti da pervertiti e predicatori bugiardi, riguardo alle razze, alle differenze di sesso, a ciò che è vero e ciò che è falso. E chi ha le idee chiare, non può che attrarre l’interesse di tanta gente, che tuttora annaspa nella società dell’incertezza e non vuole altro che qualche parola d’ordine alla quale aggrapparsi per sentirsi più sicura.
Facendo il mio mestiere – per il quale ho ricevuto qualche legittimazione nazionale e internazionale – mi sono permesso di bocciare il plurilaureato generale- o meglio, onorevole – per quel che ha scritto e asserito sulle appartenenze culturali, storiche e genetiche, e sul concetto di normalità. Ma siccome oggi, a sentire la fisica quantistica, non siamo più neppure sicuri che quel che vediamo sia la realtà materiale piuttosto che una convenzione, tutto può essere e tutto può darsi.
Inquieta un fatto, riguardo alle gesta dei vannacci a Viterbo. Numerose statistiche, di fonti diverse e indipendenti, classificano il livello culturale e civile di Viterbo nelle parti basse della classifica per province, diciamo dall’ottantesimo posto in giù. Potrebbe non essere un caso che i vannacci trovino tanti adepti dalle nostre parti, dove le chiacchiere da bar sembrano prevalere su conoscenza e saggezza?
Ma non limitiamoci a questo, ché potrebbe trattarsi di una correlazione spuria. Siamo sicuri che la diffusione dei vannacci nelle nostre plaghe non dipenda anche dalla correlata insipienza di certe strategie politiche della nostrana parte avversa? Che so, un politicamente corretto che viene imposto invece che spiegato, tal che agisce sulle idee e i comportamenti umani con l’integralismo di un tribunale della Santa Inquisizione? Una tendenza di sedicenti progressisti a farsi depositari del Giusto e del Vero a prescindere? Un atteggiamento dei media che per ramazzare audience e farsi eco ad ogni costo delle richieste dei cittadini finisce per legittimare anche le critiche e le lamentele più improponibili, fino a fomentare il peggior populismo d’accatto? D’altronde, non è anche questa, seppur dall’altra parte del ponte, una forma di demagogia di basso livello, che poco o nulla concede ad una riflessione intellettualmente matura?
In ogni caso, ci sono generali, come il noto Buttiglione, che coraggiosamente e tenacemente non si arrendono mai, neppure di fronte all’evidenza; e si nutrono di un (in)sano delirio di onnipotenza. Ce ne sono dovunque, in tutti i paesi del mondo, quindi non fasciamoci la testa prima che ce l’abbiano rotta…
L’altro giorno un ragazzino impertinente mi ha chiesto: “Se la Paola Egonu non rappresenta l’italianità perché è nera, e il biondo Yannick Sinner ha tutta l’aria di un tedesco, l’italiano vero come deve essere?”.
Gli stavo per rispondere che magari doveva assomigliare ad un etrusco; poi mi sono ricordato che gli etruschi erano un incrocio tra villanoviani nordeuropei ed egei di Lidia e ho lasciato perdere. Così, gli ho detto di informarsi presso i vannacci che si raduneranno al Bullicame: magari gli spiegheranno che quel che conta è il sangue ariano, sempre che oggigiorno lo si trovi da qualche parte, tra Lampedusa e la Vetta d’Italia.


















