
L’ombra delle organizzazioni criminali si staglia su Viterbo. Che il problema mafie persistesse sulla Tuscia era un dato da tempo assodato, che ora per le forze dell’ordine sta diventando allarmante. A rivelarlo sono i dati del secondo rapporto “Mafie nel Lazio”, a cura dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità, in collaborazione con l’associazione “Libera”.
Secondo il report, inoltre, nel viterbese circolerebbero organizzazioni legate alla camorra e alla ‘ndrangheta, ma non solo, alcuni gruppi arriverebbero anche da fuori comuntià europea, come dall’Albania, dalla Cina e dalla Nigeria. Il rapporto, inoltre, spiega che nella Tuscia le organizzazioni criminali vivono due realtà diverse: in alcune zone, non ancora fertili, l’insediamento mafioso è allo stato embrionale, mentre in altre ci sono dei veri accordi criminali.
“Nella provincia di Viterbo si segnalano presenze sporadiche di soggetti riconducibili prevalentemente a gruppi di ‘ndrangheta e camorra. – si legge nel rapporto – Risultano interessati i settori finanziari, appalti pubblici e ciclo rifiuti”. La paura delle forze dell’ordine, inoltre, è proprio nel fatto che le organizzazioni siano ancora in fase embrionale, ma destinate a crescere e svilupparsi nel giro di pochissimo tempo
La situazione mafie nella provincia di Viterbo, però, sembra essere “di gran lunga meno preoccupante di altre provincie laziali”, il vero problema è che risulta ancora di difficile comprensione e in costante evoluzione. Già il primo rapporto dello scorso anno metteva in luce Viterbo come una provincia dove il rischio di consolidamento delle infiltrazioni mafiose veniva considerato di livello medio-alto, con 8 settori su 12 a rischio.
Quello che viene segnalato come dato preoccupante, invece, è la presenza di gruppi stranieri, come quello del sodalizio romeno, dedito a reati contro il patrimonio e diffusione di stupefacenti. Le organizzazioni mafiose nigeriane, inoltre, da decenni hanno una dimensione transnazionale, pur mantenendo i centri di comando in Nigeria, nella Capitale e nelle province di Roma e Viterbo.


















