I quattro giorni di Viterbo, San Pellegrino in Fiore pronto ad abbracciare migliaia di persone
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Si può fare di meglio? Ovvio, ma non importa. Trentaduesima edizione di San Pellegrino in Fiore. Roba da oscar alla carriera per "quelli" dell'Ente Autonomo. Stoici, esempio di una virtù rara: la costanza. 

Si può fare di meglio? Ovvio, ma non importa. Trentaduesima edizione di San Pellegrino in Fiore. Roba da oscar alla carriera per “quelli” dell’Ente Autonomo. Stoici, esempio di una virtù rara: la costanza. 

I quattro giorni di Viterbo, da stamani alle 11 con il taglio del nastro al tramonto del primo maggio, sono apparecchiati sulla città. Sul centro storico del capoluogo della Tuscia. Pronto l’abbraccio floreale che andrà ad accogliere viterbesi e visitatori, anche turisti. L’ultimo San Pellegrino in Fiore del sindaco Leonardo Michelini. 

L’inaugurazione è, come da tradizione, da piazza del Comune. Quest’anno tirate a lucido anche Fontana Grande e piazza del Teatro, grazie al lavoro dei commercianti. Ieri la città è stata trasformata in un cantiere. Lavoro, movimento, energia, vita. “La solita minestra”, si sbrodoleranno addosso – come nella migliore tradizione – i radical chic nostrani. Giorni di festa per la maggior parte delle persone. Occasione di lavoro per commercianti e ristoratori. 

Attesa per vedere l’effetto delle piazze. Per “spizzare” spunti interessanti e amenità. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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