

VITERBO – C’è un pezzo di storia di questa città che non si misura in delibere o cantieri, ma nella capacità di resistere e di portare il mondo dentro le mura di un quartiere antico. L’Aucs (Associazione Universitaria per la Cooperazione e lo Sviluppo) compie quarant’anni. Nata nel lontano 1986 tra i corridoi della facoltà di Agraria come circolo Arci dalla spiccata vocazione sociale, l’associazione si appresta a festeggiare questo compleanno speciale con un’ottima notizia che arriva direttamente da Palazzo dei Priori.
La storica rassegna cinematografica “Immagini dal Sud del Mondo”, arrivata alla sua 32ma edizione, si è infatti piazzata al secondo posto nella graduatoria del bando triennale (2026/28) indetto dal Comune di Viterbo per il sostegno agli eventi culturali. Non si tratta solo di una boccata d’ossigeno finanziaria, ma di un riconoscimento politico e culturale di peso. In una città che spesso programma a vista, l’accesso a un fondo triennale permette finalmente di pianificare a lungo termine, garantendo stabilità a una delle manifestazioni più longeve e identitarie dell’estate viterbese.
Il festival, che da oltre tre decenni porta a Viterbo pellicole, cortometraggi e documentari d’autore totalmente tagliati fuori dai circuiti della grande distribuzione commerciale, si prepara dunque a un’edizione straordinaria. Il programma ufficiale verrà svelato solo nei prossimi giorni, ma la macchina organizzativa è già a pieno regime per arricchire il cartellone degli appuntamenti.
Le coordinate, del resto, sono quelle di sempre e fanno parte del patrimonio genetico della rassegna. L’appuntamento è fissato dal 21 al 26 luglio in piazza della Polveriera, nel cuore di Pianoscarano, proprio davanti al Circolo Arci “Il Cosmonauta”. Una scelta di campo che si rinnova: portare il cinema d’impegno e le storie dei Sud del pianeta nelle piazze popolari, dove la cultura riprende la sua funzione primaria di aggregazione e confronto.
In attesa di conoscere i titoli dei film che animeranno le notti di luglio, l’Aucs incassa un risultato importante. La sfida, ora, è dimostrare come quarant’anni di storia e trentadue di festival possano ancora parlare al presente di una Viterbo che ha un disperato bisogno di piazze vive e di sguardi aperti sul mondo.

















