I prodotti del Viterbese alla conquista della Cina
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I prodotti della Tuscia conquistano la Cina. Salumi, olio e formaggi sono sbarcati nell'estremo oriente, dove hanno riscosso un grande successo di pubblico.

Come Marco Polo, anche i prodotti della Tuscia hanno iniziato il loro personale viaggio verso l’estremo oriente, alla conquista della Cina. A portare la merce del viterbese all’est è stata la spedizione di Alto Mattia, presidente del Terminal del Gusto, ha tracciato nuove rotte commerciali per sviluppare l’export dei prodotti dell’agroalimentare di qualità.

La base operativa della trasferta è stata la città di Hangzhou, capoluogo dello Zhejiang. Sette milioni di abitanti, quindici università. Una settimana scandita dalla media di due incontri al giorno con le autorità locali, imprenditori, produttori e leader nella distribuzione di beni di alta gamma. I prodotti viterbesi che entro la fine dell’anno saranno commercializzati nei rinnovati mercati traianei al porto turistico di Civitavecchia sono gli stessi che, sottoscritte le intese operative tra produttori e distributori, entreranno nel paniere della spesa alimentare di una selezionata fascia di consumatori cinesi.

Salumi, olio, vini, formaggi delle aziende aderenti a Campagna Amica Coldiretti Viterbo hanno riscosso consensi nel tour asiatico. “Il Terminal del Gusto che entro l’anno apriremo a Civitavecchia – spiega Mattia – è un modello replicabile su scala, privilegiando come ubicazione aeroporti e scali portuali che sono i contesti espositivi più funzionali alla promozione internazionale dei prodotti agroalimentari – il Made in Italy più richiesto all’estero. Il mondo ha fame di Italia e delle buone cose italiane. Esportiamo per 35 miliardi/anno, ma la richiesta complessiva è di 90 miliardi/anno.

Il problema è la massa critica. Viterbo non è nelle condizioni di poter raddoppiare la propria produzione agroalimentare. Per crearle serve il gioco di squadra che finora è mancato a causa di divisioni, personalismi, frammentazioni di aziende e di territori. Superiamo la diffidenza verso la cooperazione, mettiamo a regime le risorse per puntare all’aumento dei volumi produttivi e recitare un ruolo da protagonisti nel successo dell’export agroalimentare”. Entro primavera, quando presumibilmente verranno sottoscritti i primi accordi commerciali, una delegazione di Hangzhou arriverà in Italia per un workshop sulla traiettoria Viterbo-Civitavecchia.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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