I nostri gloriosi esami di maturità - Il racconto di Eleonora Celestini
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Vent’anni. Il mio esame di maturità compie 20 anni. Giugno 1998, l’ultima volta del vecchio ordinamento con il punteggio in sessantesimi. Chiusa nella mia cameretta, le telefonate con le amiche del cuore a parlare più di maschietti che di libri e tracce del tema: passò così quella mia notte prima degli esami, senza particolari ansie ma con la sensazione, quella sì, di stare per passare davvero il Rubicone.

Vent’anni. Il mio esame di maturità compie 20 anni. Giugno 1998, l’ultima volta del vecchio ordinamento con il punteggio in sessantesimi. Chiusa nella mia cameretta, le telefonate con le amiche del cuore a parlare più di maschietti che di libri e tracce del tema: passò così quella mia notte prima degli esami, senza particolari ansie ma con la sensazione, quella sì, di stare per passare davvero il Rubicone.

Dall’altra parte la libertà, che sentivo di aver assaporato poco negli anni del liceo, senza sapere bene ancora in realtà cosa volerne fare davvero. Reduce dal triennio nella temibile sezione C del liceo classico “Mariano Buratti”, mi ritrovai quella mattina insieme a tanti altri in via Tommaso Carletti in attesa dell’apertura dei cancelli. Volti tesi, facce tirate, ma anche sorrisi, battute con quell’aria scanzonata che a 19 anni non ti abbandona mai neanche quando affronti un’esperienza che spaventa.

Ho davanti agli occhi come se fosse adesso Andrea (Arena, ndr) che fumava sigarette sulle scale del liceo prima di entrare, e mi sento molto molto più povera oggi se penso che non leggerò mai il suo ricordo della nostra comune maturità. Le scale, la corsa per accaparrarsi l’ultima fila, il tema, bellissimo, sul romanzo storico dell’800, a cui la mia classe era preparata grazie alla competenza del professore di lettere Tommaso Mascioli, croce e delizia dei miei anni al liceo.

Rompemmo il ghiaccio così, poi il giorno dopo fu la volta della versione di greco, con quel noioso di Demostene, che si tramutò in quella che definimmo la “nuova traduzione dei settanta” visto che noi della sezione C ci eravamo posizionati più o meno tutti vicini. Soprattutto a Federico Biscetti, che a tradurre era bravo davvero. Gli scritti andarono benone, ma mancava ancora l’orale e io avevo fretta di vivere: nell’intervallo tra i due esami presi persino l’agognata patente all’autoscuola Rovella. Il 10 luglio il match faccia a faccia con la commissione: portavo italiano e latino perché no, la matematica non sarebbe mai stata il mio mestiere, almeno su questo le idee erano già chiare. Con Seneca e Tacito me la cavai benissimo, ma in italiano con mio grave disappunto la mia fu una lotta impari contro una commissione che, di fronte a un programma di letteratura italiana da Foscolo a Moravia, optò per domande sulla letteratura francese e sull’ascesa del socialismo in Francia. Forse il caldo dei primi di luglio aveva dato alla testa anche a loro. Però almeno in ogni caso era finita: ottenni in regalo per quel 46/60 un po’ deludente un cellulare nuovo, un Nokia 5110 con cover colorate, e mi trasferii per l’estate tra Montalto, Pescia Romana e Porto Santo Stefano. La passai a pochi chilometri da casa la tanto agognata prima estate libera dopo la maturità. Ma raramente sono stata felice come allora.

Ps: il giorno dopo del mio orale si giocò la finale dei Mondiali di Francia, coi galletti che batterono il Brasile. Una persecuzione transalpina! Sarà per questo che da un ventennio o giù di lì io Macron e i parenti suoi proprio non li posso sopportare!

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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