I gestori di Al Settantasette (locale di San Pellegrino) scrivono ad Arena: "Importante superare ordinanza che vieta consumo di alcol fuori dai locali in chiave anti Covid"
Foto di Orlando e Manfredi
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VITERBO - Quello della movida viterbese è un tema che dovrà essere affrontato con grande attenzione nei giorni a venire. Delicatissimo perché tocca tasti importanti: dal lavoro (santo) delle attività, al bisogno di svago e fino al rispetto delle necessarie misure di contrasto alla diffusione del Covid-19. 

VITERBO – Quello della movida viterbese è un tema che dovrà essere affrontato con grande attenzione nei giorni a venire. Delicatissimo perché tocca tasti importanti: dal lavoro (santo) delle attività, al bisogno di svago e fino al rispetto delle necessarie misure di contrasto alla diffusione del Covid-19. 

Nel pomeriggio di oggi è arrivata alla redazione de La Fune una lettera aperta, firmata da Orlando e Manfredi Samperi, titolari del noto locale di San Pellegrino Al Settantasette. Una lettera di apertura alla collaborazione dove vengono toccati alcuni punti importanti: dalla necessità di superare l’ordinanza che vieta consumo di alcolici fuori dai locali alla sorveglianza delle zone dei locali. Riportiamo integralmente la lettera. 

Egregio Sindaco Arena,

i nostri nomi sono Orlando e Manfredi Samperi e siamo i titolari di al SettantaSette. La nostra è un’attività localizzata nel quartiere di San Pellegrino che, nostro malgrado e troppo spesso in passato, è balzata agli onori della cronaca in quanto esponente della difficile categoria dei locali notturni.

Premettiamo che questa lettera aperta è solo ed esclusivamente nostra e non ci stiamo facendo portavoce di nessuno se non di noi stessi.

Deve sapere che dalla nostra parte c’è sempre stata la consapevolezza delle numerose criticità che riguardano la nostra attività. Cogliamo brevemente l’occasione per dire che ci auguriamo un maggior rispetto per la dignità del nostro lavoro nelle decisioni prese in futuro dal Comune. Noi gestori, come tutti gli imprenditori, abbiamo degli obblighi nei confronti dei nostri dipendenti e delle nostre famiglie e ci sfugge il motivo per il quale con tanta noncuranza in passato siamo stati trattati come dei lavoratori di serie B.

Detto questo, il motivo per il quale le scriviamo è perché abbiamo deciso di assumerci un impegno.

Ieri sera è stato il nostro primo test di riapertura dopo mesi di inattività e siamo stati tra i primi a farlo. Lo abbiamo fatto preferendo non aprire gli interni del nostro locale ma effettuando la somministrazione direttamente all’esterno, posizionando la cassa sulla soglia della porta e consegnando il prodotto attraverso una finestra. Il nostro obiettivo in questo momento è la sopravvivenza non il guadagno e, secondo le nostre stime, l’esiguo spazio interno non ci permetterebbe di coprire i costi fissi di utenze e affitto.

Non può capire la gioia di rivedere alcuni dei nostri clienti, purtroppo subito oscurata dall’ apprensione per i giorni venturi durante i quali le persone in circolazione non potranno fare altro che aumentare e diventerà sempre più difficile rispettare il distanziamento sociale.

Signor Sindaco, prima che si dia adito a dubbi, noi le assicuriamo che questo per noi è un problema serio, non lo prendiamo alla leggera e abbiamo quindi deciso di non servire quelle persone che si presenteranno senza mascherina, alle quali, se vorranno, forniremo una a nostre spese, facendo loro promettere di usarla e con la raccomandazione di rispettare il distanziamento sociale.

Compiuta questa operazione, ed esposti dei cartelli con le indicazioni da seguire, la nostra autorità finisce. Non siamo dei pubblici ufficiali e quindi non abbiamo il potere di disperdere le persone. Tanto meno quello di obbligarle a comportamenti che la responsabilità e il senso civico dovrebbero in principio portare a tenere.

Dopo che le abbiamo spiegato la nostra situazione, chiediamo che Comune, Prefettura e Questura non ci vedano con ostilità, come è avvenuto fino ad oggi, ma con spirito di collaborazione. Siamo disponibili, e crediamo che lo stesso valga per i nostri colleghi, a un confronto. Ad esempio la consueta ordinanza estiva che vieta di circolare con bevande alcoliche potrebbe essa stessa causare situazioni di assembramento e quantomeno andrebbe rivista.

Da parte dei locali, questo lo possiamo dire a nome di tutti, c’è addirittura la volontà, in via di studio, di assumere un servizio di sorveglianza privata per aiutare a mantenere ordine durante i fine settimana.

Ci appelliamo al senso di cittadinanza. Ci auguriamo che lei e la sua giunta, come nostri concittadini, vogliate considerare con attenzione le problematiche sopra esposte. Avete e avrete la nostra massima collaborazione e ci aspettiamo altrettanto, perché sarà l’unico modo per uscire vittoriosi da questa difficile prova.

Certi della sua attenzione la salutiamo cordialmente

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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