I disabili in Consiglio Regionale: sono andati a Roma e hanno raccontato la loro storia
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L'obiettivo è quello di sostenere l'ipotesi dell'istituzione di un Fondo per chi è uscito da progetti di vita autonoma e convincere il Partito Democratico a votare a favore.

I disabili in Consiglio Regionale: sono andati a Roma e hanno raccontato la loro storia per farne sapere di più ai consiglieri che dovranno decidere la loro sorte. La vicenda delle persone uscite dal progetto delle Case Famiglia è finalmente arrivata alla Pisana. Dopo gli incontri informali avuti con l’assessore alle politiche sociali della Regione Lazio Rita Visini nelle scorse settimane, con il suo no secco all’ipotesi di riattivazione dell’assegno terapeutico di 700€ in favore dei 26 disabili al 100% usciti da Villa Immacolata 40 anni fa, per attivare i loro percorsi di vita autonoma e per far risparmiare alla Regione Lazio milioni di euro nel corso dei decenni (qui la loro storia).

Chiusa la porta della legge quadro sulle politiche sanitarie, sulla quale gli emendamenti presentati per riattivare il capitolo sono stati bocciati dal Partito Democratico, ora è rimasta aperta la finestra del collegato al bilancio in discussione nelle Commissioni prima del voto previsto l’8 agosto prossimo.

All’interno del documento possono finire, per sua natura, tutta una serie di iniziative per le quali non si è trovato un quadro di riferimento. Tra queste c’è l’ipotesi dell’istituzione di un Fondo per chi è uscito da progetti di vita autonoma e ha ancora necessità di avere un sostegno al reddito. Tra questi finirebbero inevitabilmente anche i 26, che così tornano a sperare. Ecco allora l’obiettivo del loro intervento in audizione: cioè quello di sostenere l’ipotesi dell’istituzione del Fondo e convincere il Partito Democratico a votare a favore. Si parla di pochi spiccioli, rispetto al un bilancio regionale, e cioè di circa 200mila euro. Nel Fondo potrebbero finire 100mila euro, ma è già un punto di partenza, anche se qualcuno dal Pd continua a considerarli dei privilegiati, nonostante vivano con 400€ al mese, con affitti da pagare, figli disoccupati da mantenere e un grave handicap fisico con il quale convivono, più o meno, dall’infanzia (se non dalla nascita).

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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