I diavoli nell'aria e la luce della Vergine: così nacque la devozione più antica di Viterbo
trinità
lafune_800 x 120
Questa Icona divenne il fulcro della devozione dei viterbesi in seguito a un eccezionale e terrificante fenomeno meteorologico che in pieno giorno provocò l’oscuramento del cielo e che venne narrato da molti cronisti tra i quali Nicolò della Tuccia.

IL DOMENICALE / STORIE – La Processione votiva della Madonna Liberatrice e il recente restauro della sacra Immagine venerata nella chiesa della Trinità ci offrono l’occasione per ripercorrere, anche se in maniera sintetica, le origini e lo sviluppo di questa devozione pluricentenaria. La primitiva chiesa degli Agostiniani a Viterbo, sorta su un appezzamento di terreno fuori della Porta del Bove, fu consacrata da Alessandro IV il 2 Giugno 1258. Al suo interno, per volontà di Mastro Campano, fu poi costruita una cappella dedicata a S. Anna, nella quale fu dipinta una Immagine della Vergine con Bambino.

Questa Icona divenne il fulcro della devozione dei viterbesi in seguito a un eccezionale e terrificante fenomeno meteorologico che in pieno giorno provocò l’oscuramento del cielo e che venne narrato da molti cronisti tra i quali Nicolò della Tuccia, che scrisse: ”Alli 28 di Maggio (1320) fu memorabile miracolo della Madonna SS. della Trinità, che liberò Viterbo dalle mani de diavoli di cui l’aria era tutta piena … ma la Vergine misericordiosissima che sta dipinta nella cappella di S. Anna apparve a molti eremiti e carcerati, omini da bene, dicendoli che andasse a quella cappella tutto il popolo con luminarie e saranno liberati”.

Il giorno seguente il cielo schiarì e i viterbesi attribuirono alla Madonna la ritrovata serenità. Da allora all’Immagine della Vergine venne dato il titolo di Liberatrice e acclamata Protettrice della città. Per ricordare questo evento nello Statuto del 1344 venne sancita e codificata una solenne Processione in onore della Vergine da effettuarsi in perpetuo con grande solennità, con la partecipazione delle Autorità cittadine e del Clero, nel mese di Maggio partendo da Piazza del Comune.

I Padri Agostiniani, custodi della sacra Icona e promotori della devozione a Maria SS. Liberatrice, nel secolo XVIII vollero costruire una nuova maestosa chiesa-santuario, essendo ormai quella primitiva insufficiente ad accogliere i numerosi devoti che vi accorrevano. Prima della demolizione dell’antico manufatto fu staccato dalla parete della cappella di S. Anna l’affresco mariano e il Municipio fece ricopiare i due grandi dipinti che rappresentavano l’evento miracoloso del 1320, che troviamo anche riprodotti nella storia di Viterbo del Bussi.

Nel nuovo tempio l’affresco della Madonna Liberatrice venne inizialmente esposto nella cappella di San Guglielmo, quindi, nel 1748, nella nuova splendida cappella a Lei dedicata. Per incrementare il culto della Madonna Liberatrice nel 1641 fu realizzata una statua in legno
policromo, alta quasi due metri, collocata nel Palazzo Comunale, salutata ogni giorno all’ora del vespro dal suono di campana, dove rimase fino al 1873 quando, con la salita al potere dei liberal-massoni, fu rimossa e consegnata al Vescovo. Un altro importante omaggio a Maria Liberatrice fu l’incoronazione della sacra Immagine da parte del Capitolo Vaticano, che avvenne l’11 Settembre 1715 al termine di una solennissima Processione.

Don Mario Brizi
Parroco Emerito di S. Maria Nuova

Gli Stati Generali La Fune
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
lafune_300 x 600
Fune 300x300
monastero interno
Foto Fisioterapy Center
POST FB 01
domenicale post
asvis 2
TdP_Inalazioni
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Onda
Masicar300x300-optimize
aiac_banner_01