I diari della motocicletta - Sulle tracce dei trolls nel fiordo di Geiranger
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Ålesund, ore 10:30. Già sentiamo la mancanza dell'aria sul casco. Il quadro è acceso, il motore si accende, il rumore inequivocabile del cambio inserita la prima e via, ancora verso sud.

Giorno 21

Ålesund, ore 10:30. Già sentiamo la mancanza dell’aria sul casco. Il quadro è acceso, il motore si accende, il rumore inequivocabile del cambio inserita la prima e via, ancora verso sud.

Incantarsi tra le montagne norvegesi non è poi così scontato. Farlo sopra le “good vibration” di una Moto Guzzi ancor meno. Occorre che ci sia la giusta luminosità per apprezzare tutte le sfumature di colore dei prati e delle rocce, lo scintillio piatto dell’acqua marina e un’attenzione fluttuante tra l’orizzonte e le varie altitudini.

Occorrerebbe inoltre inventare nuove parole per etichettare ciò di cui porti testimonianza e che fatichi a descrivere a chi questi posti non li ha mai vissuti. Percorrere queste strade in moto ti permette di sentirti parte dell’insieme, immerso con tutti i cinque sensi nel paesaggio e l’esperienza del viaggio diviene qualcosa che ti si imprime soprattutto negli occhi, nell’olfatto, oltre che sulla pelle. Ecco perché da un viaggio si torna diversi, ti cambia dentro e fuori, una metamorfosi che non scegli, che non controlli eppure avviene.

Arrivare qui al fiordo di Geranger é stato come se si fossero dilatati tutti i capillari oculari e tutto quel verde e quell’azzurro vi fosse entrato dentro, una vernice liquida che è scivolata sulle pareti della nostra immaginazione ridipingendo le nostre aspettative.

Un luogo da sogno, il posto giusto per le fiabe, un immenso regalo di cui la natura ci ha fatto dono e che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità. Lo abbiamo ammirato da ogni possibile angolatura, distanza e altitudine perché sinceramente di fronte d uno spettacolo così la serotonina entra in pieno circolo e non senti il bisogno di niente altro che viverlo.

Così siamo scivolati in battello lungo le insenature del fiordo letteralmente sotto le immense cascate delle “Sette Sorelle” e del “Pretendente” con il cuore in bilico se legarlo all’una o all’altra sponda.

In realtà durante la risalita in moto sulla Trollstigen e il percorso verso il monte Dalsinibba ci siamo innamorati di tanti angoli di questo paradiso così particolare da chiederci se fosse un mondo terrestre o lunare.

La Poderosa sembrava cantare tra i tornanti e gli scorci aperti sul fiordo, belli da rabbrividire non solo per il freddo ma anche per l’altezza raggiunta, e che ci hanno permesso di allontanarci pian piano da Gerainger proseguendo il nostro viaggio aldilá del fiordo con la sensazione di conquista di un posto incredibile che nessuna storia potrà mai raccontare a orecchi attenti se privi di immaginazione.

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