I diari della motocicletta - Essere a Romsa: 350 km nord del Circolo Polare Artico
Tromso 1
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Tromso è una città che ci ha conquistati subito, sarà per il sole che ci ha permesso di apprezzarla nella sua interezza (cosa non scontata a queste latitudini), sarà per come l'uomo è riuscito ad integrarsi con la natura sviluppando il centro cittadino, Tromsoya, su di un'isola collegata da ponti con la terraferma dove si va estendendo la periferia.

Giorno 12
Tromso è una città che ci ha conquistati subito, sarà per il sole che ci ha permesso di apprezzarla nella sua interezza (cosa non scontata a queste latitudini), sarà per come l’uomo è riuscito ad integrarsi con la natura sviluppando il centro cittadino, Tromsoya, su di un’isola collegata da ponti con la terraferma dove si va estendendo la periferia.

Tromso, turistica e sportiva, è una città vissuta. Con i negozi che chiudono presto nel weekend, una gara podistica che l’attraversa, almeno tre matrimoni nello stesso pomeriggio, ci ha regalato un fine settimana da vivere a pieno.

La cosa che più di tutto la contraddistingue da ogni altro luogo fino a ora conosciuto è il richiamo dei gabbiani. Nel silenzio delle strade, lungo il porto, come nella camera d’albergo c’erano sempre e solo loro a farsi sentire.

Un’esperienza più unica che rara convivere con loro, utile a rafforzare la nostra nuova immagine mentale di città di mare con le montagne innevate alle spalle. Siamo più su dell’Islanda, al pari della Groenlandia, ma qui la Corrente del Golfo mitiga il clima nordico regalandoci questi scorci di mondo artico con la vegetazione che torna ad esplodere in estate e che ti fa venire voglia di andare all’aperto.

Così usciamo e attraversiamo il centro cittadino, percorriamo un chilometro di ponte sospeso sul mare per raggiungere la Cattedrale Artica, una chiesa paragonata all’icona di Sidney, l’Opera House, per la sua architettura. Lo sguardo si perde di fronte alla sua imponenza e anche questo diventa un ricordo della Norvegia al quale ci affezioniamo all’istante.

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800 Monastero
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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