
Uno dei momenti sicuramente più profondi della Settimana Santa nel Viterbese accade a Latera. Lo chiamano ‘La Desolata”. Vive nella notte tra il giovedì e il venerdì santo. Da secoli. Lo scorso anno noi de La Fune – Il Giornale dei Viterbesi abbiamo voluto esserci. Vi riproponiamo l’articolo uscito all’alba del venerdì santo del 2025. Andateci.
ore 6.11 del venerdì santo del 2025
LATERA – Buongiorno Tuscia. Questa notte abbiamo vissuto come dentro a un sogno. Eravamo in una chiesa col soffitto bello, in legno decorato, con un santo in mosaico disegnato sulla facciata. Poi sulle vie abbarbicate intorno alla case di un paese antico. E quindi di nuovo dentro a una chiesa, questa volta più piccola. Quindi su una salita davanti a una croce. La chiamano ‘La Desolata’. E’ una processione che fanno qui, a Latera.
Sono le 3 di notte quando arriviamo in questo paese al confine con la Toscana, a 14 chilometri da Pitigliano. Lo facciamo costeggiando il lago: Marta, Capodimonte, Valentano. Tre-quattro macchine è quanto di vita umana incrociamo, poi il volo di un barbagianni e un gatto bianco e rosso. Una nuvola di persone, nella parte alta del paese, è dentro la chiesa che chiamano di San Clemente. Sono gli uomini e le donne delle confraternite di Latera: del Santissimo Sacramento, della Madonna e della Misericordia. E’ il giorno dell’Ultima Cena, quello che precede la Crocifissione. Anzi giovedì santo era già ieri e da poche ore siamo entrati nel venerdì della Passione. Il sepolcro, con il grano bianco di cantina, imbastito in chiesa, è il segno.
I fazzoletti coprono le teste di diverse donne, tradizioni che oggi in pochi ricordano. Queste persone si sono svegliate nel cuore della notte, avranno dormito una manciata scarsa di ore. Eppure hanno scelto di non lasciare sola Maria nel suo giorno più buio. Il figlio arrestato nel Getzemani, è già lontano da lei. In queste ore la Madonna vive la disperazione di una madre a cui hanno strappato il figlio e del presagio di quanto deve accadere.
Non poteva esserci parola più giusta di “desolata” per indicare questa processione. Unica sicuramente in tutto il Viterbese, non sappiamo se ce ne siano di simili nel resto della complessa Italia o in altre città cattoliche del mondo. Qui a Latera esiste, anche se sembra di vivere dentro a un sogno.
Gli abiti impeccabili dei sacerdoti che guidano la comunità in questo passaggio così profondo, la compostezza di tutti i presenti, la meticolosità dei ceri accesi e della preparazione dei posti che sono tappe di questo cammino nel buio della notte di Latera. All’improvviso capiamo perché siamo qui, a una trentina di chilometri dal capoluogo, in un paese di 800 anime, alle tre di notte. La pioggia impedisce alla statua della Madonna conservata in San Clemente di uscire. Impedisce ai membri delle Confraternite di indossare gli abiti tradizionali. Non impedisce però a questo fiume placido e composto di umanità di scandire, una dopo l’altra, le note e le parole dei canti che aspettavamo.
Risuona qualcosa in questo piccolo borgo. Siamo cullati, attratti, entusiasti, rapiti, portati in una dimensione altra. Le Confraternite cantano, ritmi e suoni antichi sono riportati nel mondo, prendono vita. Questo popolo di Latera accompagna Maria nelle ore più desolate per il suo cuore di mamma. Vive il proprio buio, trova nel canto la calma di resistere al naufragio dell’angoscia. Cristo, l’idea di Cristo, è in tutti. Uno dei canti in italiano dice, parafrasiamo, “chi non piange per la morte del Signore non ha cuore”. Tocchiamo, all’interno dei pensieri che ci scivolano in mente, la mistica cristiana. Non è una questione di fede, puoi anche non credere. E’ questione di sentire, di capire, di conoscere una verità che rimane vera comunque.
La notte della Desolata vola via, come un sogno. Ci ritroviamo a pensare a domani, anzi a stasera perché qui a Latera c’è la processione del Venerdì. Il sindaco Francesco Di Biagi vuole mostrarci qualcosa, un suo modo forse per ringraziarci della presenza. Apre un magazzino e ci troviamo a toccare con mano le luci e le belle lanterne di una delle rievocazioni della Passione più antiche. Scopriamo che sono realizzate con i colli delle bottiglie in cui veniva venduto l’Orvieto Classico, un vino leggendario e che forse pochi sanno in buona parte prodotto dai Vaselli proprio nel Viterbese.
Ci troviamo a svegliarci al Pit Stop sopra Latera, poco dopo le 4.30. Un bar gestito da una squadra di giovani donne. Ci ritroviamo tutti là, nessuno ha dormito, nessuno è stanco. E’ stato un bel sogno.


















