“I bancari vorrebbero le mascherine, i banchieri ne cambiano quattro al giorno da casa”
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ROMA - Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervistato da Radio Globo, critica la gestione dell'emergenza Coronavirus.

ROM A – Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervistato da Radio Globo, ha evidenziato “la scarsa attenzione sulle misure di sicurezza per le lavoratrici e i lavoratori”.

Parole dure quelle del segretario:  “I bancari sono quelli che vorrebbero le mascherine. I banchieri sono quelli che stanno a casa con tre o quattro mascherine al giorno. C’e’ mediocrità, una vera miseria umana”.

E sulle banche che rimangono aperte su appuntamento ha affermato: “Avevamo chiesto al governo la chiusura di tutte le agenzie per due settimane, ma ci hanno risposto di no e, se non avessimo minacciato lo sciopero, non sarebbero arrivate misure e importanti presidi di sicurezza, tra cui le barriere in plexiglas: siamo vigili e stiamo monitorando tutto il territorio nazionale. Per il momento abbiamo migliorato nettamente le condizioni di chi sta in banca, ma ci sarà una verifica il 2 aprile”.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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