Hanno rapito il Natale? Per le associazioni viterbesi pare proprio di sì
Michelini e Delli Iaconi
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C'è spazio solo per i colossi della cultura locale tra le grazie di Palazzo dei Priori. Tagliate fuori dalla possibilità di sostegni comunali tantissime associazioni cittadine. Scompaiono anche i cartelloni.

Hanno rapito il Natale? Per le associazioni viterbesi pare proprio che le cose siano in questi termini, o qualcosa di molto simile. Dopo la sparizione del Settembre Viterbese sembra destinato all’esilio anche il Natale Viterbese, almeno quello dell’associazionismo cittadino.

Azzerata l’era che qualcuno ha etichettato come “marchettificio”. Dove il termine andrebbe declinato alla voce “piccoli sostegni di Palazzo dei Priori” a eventi minori. Minori magari perché privi di pompa magna e personaggi di lustro nazionale, ma con un qualche senso all’interno del tessuto cittadino.

Dopo Giacomo Barelli, che ha scatenato finimondi, è arrivato Antonio Delli Iaconi. Il primo ha aperto una ferita e uno strappo tra Comune e associazioni culturali. Il secondo l’ha lasciata così come l’ha ereditata. Nessun punto di sutura messo in questi mesi, nessuna posizione chiara. Soltanto una frase, che è rimasta sul gozzo del mondo delle associazioni locali. “Il Comune non è un bancomat”, ve la ricordate. C’è chi ci ha ironizzato sopra arrivando a rimodularla così: “Non è un bancomat perché è diventato un forziere per alcuni”. Beghe di provincia o problema sostanziale?

Sta di fatto che sono scomparsi i cartelloni di eventi, che andavano per la maggiore nel regno di Giulio Marini. Tagliate fuori da ogni possibile collaborazione con Palazzo dei Priori realtà produttive, che alla fine piccoli risultati sapevano centrarli.

Tutto dimenticato e lasciato nell’oblio. Non c’è una consulta, non si capisce quali siano le regole per poter accedere a sostegni comunali. La crisi si traduce così con la moria di tante piccole realtà. E’ noto, quando l’acqua nello stagno si restringe sono sempre i pesci piccoli a tirare le cuoia. Anche a Natale.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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