

Nei giorni scorsi abbiamo scritto un articolo per evidenziare la consistente presenza di “cacca di cane” per le strade e i parchi del capoluogo. Migliaia i lettori e tantissimi i commenti, tanto che qualcuno ci ha anche inviato interventi sull’email della redazione. Abbiamo deciso di pubblicarne qualcuno perché davvero interessante.
di “I proprietari di due educatissimi Chihuahua”
VITERBO – Una famiglia su quattro, in Italia, possiede un cane. Anzi, è posseduta da un cane, considerando l’amorevole trattamento che riceve in genere la bestiola. Tuttavia, siccome è comprovato che i maleducati e gli sporcaccioni costituiscono una percentuale statisticamente rilevante dei cittadini, non è sufficiente vedere i cestini dei rifiuti pieni di sacchettini per la raccolta delle feci canine, perché altrettanti proprietari se ne fregano dei bisogni dei loro cani.
Maleducati, incivili, certo, dannosi per le suole delle scarpe degli ignari passanti, ma sicuramente dannosi anche per i cani – compresi i loro – che qualcuno continuerà a guardare con inquieta diffidenza mente circolano per la strada e nei centri commerciali, e per coloro che portano a passeggio i loro beniamici (non è errore di stampa), anche se muniti di sacchettini d’ordinanza, perché “hai visto mai lasciassero cacche in giro”.
Insomma, una trasposizione dei cartelli che una volta si leggevano sulle vetrine di certi negozi “per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”. Le cacche dei cani fanno il paio con le cartacce e le bottiglie rotte lasciate in giro, spesso nei giardini pubblici, ma non solo, da chi si ciba di burger e beve birra senza riuscire a vivere due centimetri al di là della propria testa vuota. E poi ci sono le feci umane, largamente rappresentare nei vicoli a partire dalle ore successive alla movida. Insomma, tutto va ricondotto alla civiltà della convivenza, cosa poco nota a troppi cosiddetti cittadini.
Ma c’è ancora dell’altro. Troppi padroni di cani credono che il loro rapporto con i loro beniamici, e soprattutto lo spirito d’avventura libertario di costoro, passi per l’abolizione o per un uso minimale del guinzaglio. Eppure, occorrerebbe spiegare a costoro che il guinzaglio è una condizione di sicurezza per i loro cani, che così non prendono vie traverse appresso ad un scia di profumo razziale, sparendo alla vista
del padrone; ed è una condizione di sicurezza per gli altri cani, specie i più piccoli, che possono soccombere alle feste che intendono fare loro un molosso, un pastore o un alano.
Gran parte degli incidenti, talvolta sanguinosi, avvengono a causa di un cane lasciato libero di scorrazzare, anche se la sua razza è classificata
tra quelle “pericolose”. Una indagine psicologica di alcuni anni fa sui proprietari di pitbull rilevò che in due casi su tre (non tutti , sia chiaro, ma la percentuale resta alta…) quei cani costituivano di fatto una proiezione del carattere “bullo” del proprietario.
Che fare, per le cacche dei cani in giro per la via e i per i cani senza guinzaglio? Ovviamente, c’è l’educazione civica. Ma accanto a questa opterei per un controllo più ferreo; in fin dei conti ci sono le leggi e le sanzioni per chi non le rispetta. E una legge vale sempre e comunque, non sta in fondo alla classifica delle priorità. Magari sarebbe opportuno che chi ha il dovere di controllare l’ordine pubblico, se ne ricordasse.
“Eh, se dovessimo stare a guardare pure le cacche dei cani…” un giorno sospirò un vigile. Gli feci segno: stava per calpestarne una.




















