Guerra ai piccioni, servirebbero dei "falchi" per non passare da "allocchi"
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Quello dei piccioni è un problema che ha la coda lunga nella città dei papi. Non è quindi colpa di chi amministra oggi se la situazione è sempre critica, al limite c'è un concorso di colpa. E' anche vero che pensare di ridurre a zero la presenza di questi scomodi inquilini, i piccioni naturalmente, è utopia alla Tommaso Moro.

Quello dei piccioni è un problema che ha la coda lunga nella città dei papi. Non è quindi colpa di chi amministra oggi se la situazione è sempre critica, al limite c’è un concorso di colpa. E’ anche vero che pensare di ridurre a zero la presenza di questi scomodi inquilini, i piccioni naturalmente, è utopia alla Tommaso Moro.

Così come è gestita oggi la situazione è però vergogna. Tanto che l’assessore Giacomo Barelli ha lavorato per disporre interventi a Palazzo dei Priori e presso il Museo Civico di piazza Crispi. Era ora e grazie. Ricordiamo e non smetteremo mai di farlo che all’inizio dell’era Michelini sollevammo il problema (che riguarda tutto il centro storico ed è inopportuno nelle aree di maggiore pregio storico-artistico e di presenza turistica) con l’assessore Alvaro Ricci.

Proponemmo di guardare ad altre città e a metodi alternativi e innovativi. Tipo far volare i falchi o rapaci simili. Ci si dirà che è una soluzione costosa. Replicheremmo che può essere anche vero ma preziosa anche per generare attrazione turistica. Pensate quanti si fermerebbero a guardare il falco “caccia piccioni”. Tanto che in altri comuni la soluzione è realtà, basta fare un giro su internet per credere.

Ricordiamo però che la risposta di Ricci suonò così: “La fune la compro dai funari di Foligno”. Nel senso che i consigli su come risolvere la partita con le cacche di piccione li prendeva solo da gente ferrata sull’argomento. Tanto che è stato commissionato uno studio all’Unitus e il problema è rimasto lì. Come dire che non abbiamo verificato se il consiglio “dei funari di Foligno” fosse davvero yeah o meno.

Ritorniamo a bomba sul suggerimento e lo rivolgiamo all’assessore Barelli, magari lui sarà più attento e un giorno non lontano vedremo qualche falco volare sopra i tetti di Viterbo.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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