Grotte di Castro, apre al pubblico la necropoli di Casale
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Sabato 16 giugno alle 11,30 in via del Lago, viene aperto al pubblico, dopo un lungo intervento di restauro e valorizzazione finanziato con fondi della regione Lazio e condotto dal comune di Grotte di Castro d’intesa con la soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, un ampio settore del sepolcreto di Casale – Centocamere, riferibile alla necropoli sud-occidentale dell’importante città etrusca che sorgeva sul colle della Civita e che costituì, tra il VII e il VI sec. a.C., il centro più rilevante nel territorio compreso tra il lago di Bolsena e la media valle del Fiora.

Sabato 16 giugno alle 11,30 in via del Lago, viene aperto al pubblico, dopo un lungo intervento di restauro e valorizzazione finanziato con fondi della regione Lazio e condotto dal comune di Grotte di Castro d’intesa con la soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, un ampio settore del sepolcreto di Casale – Centocamere, riferibile alla necropoli sud-occidentale dell’importante città etrusca che sorgeva sul colle della Civita e che costituì, tra il VII e il VI sec. a.C., il centro più rilevante nel territorio compreso tra il lago di Bolsena e la media valle del Fiora.

Attraverso il controllo diretto sull’antichissimo itinerario che univa la costa tirrenica all’Etruria interna, la città è stata un importante snodo di influssi culturali e di traffici, primo fra tutti quello dei minerali destinati all’attività metallurgica, tra il versante orientale del lago, l’area tiberina e falisca e la valle del Fiora.

Dei vasti sepolcreti che circondavano l’abitato antico, oggetto di scavi irregolari nel corso del 1800 e di vere e proprie depredazioni massive in anni a noi più vicini, la necropoli di Casali Centocamere, sorta lungo la via che conduceva al lago, rappresenta una delle realtà archeologiche di maggior interesse per numero e complessità delle sepolture.

L’apertura al pubblico della necropoli di Casali Centocamere costituisce un nuovo, importante tassello nel processo di configurazione del parco archeologico dedicato all’importante centro etrusco sorto sulla Civita, che taluni identificano con la città dei Salpinates ricordata da Livio: avviato nel 1985 per volontà dell’amministrazione comunale e della soprintendenza, con l’apertura dell’area archeologica di Pianezze, dedicata all’importante necropoli meridionale, la cui gestione è affidata al comune, ha trovato altre due tappe fondamentali nell’istituzione del museo civico, avvenuta nel 1993 e nell’allestimento del nuovo museo Civita realizzato nel 2012 all’interno del rinascimentale palazzo del Vignola.

L’impegno della soprintendenza e dell’amministrazione locale è quello di perseguire la conoscenza, la salvaguardia, la valorizzazione e la fruizione dello straordinario patrimonio archeologico legato all’abitato etrusco sorto sul colle della Civita, il cui territorio, oggi diviso amministrativamente tra i comuni di Grotte di Castro e di San Lorenzo Nuovo, ci auguriamo possa confluire presto in un’unica realtà di parco che assicuri una efficace azione di tutela e di valorizzazione e contribuisca, come attrattore culturale, allo sviluppo economico e sociale del territorio.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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