
“La mossa” di San Sisto, il boato di piazza Fontana Grande, la discesa di via Cavour e l’ingresso su piazza del Comune. L’applauso caloroso di piazza delle Erbe e il grido “facchini da-te-je”, poi il Suffragio con tutta via della Sapienza riempita di gente quasi in adorazione. L’attesa, fermi sotto la Macchina, la spinta e l’entrata su piazza del Teatro. Il giro per Nello, ancora tre quarti di un altro per i facchini scomparsi quest’anno. La posa davanti alla basilica, l’uscita da quel reticolato di tubi e legno. Lo sguardo sotto ai fazzoletti bianchi che guarda verso l’alto.
Se ne è andato così dal presente il trasporto 2015. E’ già memoria, forse sarà anche qualcosa di più. Perché Gloria ha convinto, ha acchiappato. Con lo stesso balzo, con l’identica rampata con cui i cavalieri di Rosa hanno “accapezzato” il ciuffo. E’ il nuovo Volo d’Angeli, ci sentiamo di sentenziarlo.
Questa Macchina di Raffaele Ascenzi segna la storia della secolare tradizione tutta viterbese. Per i fortunati che c’erano negli anni Sessanta si tratta di un bis, magari a vantaggio ancora del capolavoro indelebile di Zucchi. Ma anche loro lo confessano: “E’ il nuovo Volo d’Angeli”. Per le generazione che non hanno visto quella Macchina Gloria sarà uno spartiacque, un punto di riferimento nell’immaginario collettivo di un’intera città.
Un “campanile che cammina” espressione del suo tempo e sovrapposizione dei riflessi del passato. Forse è per questo, per quel facchino ancestrale messo alla base, che il tre settembre di quest’anno è letteralmente esploso nei cuori e nelle strade di Viterbo. Gente accalcata all’inverosimile. Prodi disposti ad alzarsi all’alba per prendere i posti migliori e spericolati senza senso del limite, i “matti della Macchina”, che hanno dormito sul peperino delle fontane e sui sampietrini per tenere appiccicati gli occhi su più Macchina possibile. E anche i facchini sono sembrati accesi di una luce ancora più intensa. L’hanno sentita questa Macchina, già dal momento della costruzione. Per loro è stato più faticoso aspettare quel “sollevate e fermi” che fare il resto. C’è chi ieri non riusciva a prendere sonno e si è trascinato in notturna sotto Gloria. L’ha fatto anche Ascenzi, che si è tagliato anche i capelli per l’occasione. Così sembra ancora più monaco, perché forse solo un monaco o qualcosa di simile poteva giocare con lo spirito, con la spiritualità, così come ha fatto l’architetto.
Sodalizio impeccabile. Una colonna, una garanzia di serietà. Il bottone dello start di una festa che muove le emozioni e mette in circolo la speranza di una città capace di crescere, di guardare oltre, di cambiare. La forza non manca.

















