Gradoli 18 Febbraio 2026, riflettori sul Pranzo del Purgatorio
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Sono le due del mattino del Mercoledì delle Ceneri, e mentre il mondo dorme, a Gradoli si accende il fuoco. Non è un fuoco qualunque. È quello della Fratellanza del Purgatorio, un gruppo di novanta uomini — dai ragazzi di 18 anni ai veterani di 85 — guidati da capitano, tenente e sottotenente.

INSIDE – C’è un momento, nel cuore della Tuscia, in cui il tempo sembra fermarsi per fare spazio a un rito che sfida la modernità. Sono le due del mattino del Mercoledì delle Ceneri, e mentre il mondo dorme, a Gradoli si accende il fuoco. Non è un fuoco qualunque. È quello della Fratellanza del Purgatorio, un gruppo di novanta uomini — dai ragazzi di 18 anni ai veterani di 85 — guidati da capitano, tenente e sottotenente.

Senza gas, solo con la forza della brace e una dedizione che dura da quattro secoli, inizia la magia. Un formicaio di precisione svizzera. Entrare nella stanza del braciere è come sfidare l’inferno per servire il Purgatorio: le temperature sono altissime, quasi non misurabili, ma gli addetti si muovono con una coordinazione millimetrica. Sembrano un grande formicaio: nessuno si ostacola, ognuno sa dove andare e cosa fare. Non servono timer; il tempo qui si misura con l’esperienza e con l’istinto di chi sa che dovrà sfamare 1500 persone contemporaneamente.

La “Nuvola Bianca” e lo stendardo.

Il clima si scalda quando il silenzio della preparazione esplode nel ritmo del tamburello. Preceduti dallo stendardo della Fratellanza, una “nuvola bianca” di camerieri sfila tra due ali di folla, entrando nel capannone della Cantina Sociale. È un momento solenne e vibrante, l’inizio di un servizio che funziona come un orologio svizzero.

Un menù di terra, acqua e segreti.

A tavola la tradizione è sacra: i commensali portano da casa piatti, posate e bevande, pronti a gustare un menù che parla la lingua del territorio: fagioli del Purgatorio di Gradoli; minestra di riso con il sugo di tinca (la cui ricetta è un segreto gelosamente custodito); luccio in umido, nasello fritto e baccalà lesso con olio evo locale, aglio e prezzemolo; una mela per chiudere in semplicità.

Oltre il cibo: carità e futuro.

Ma non lasciatevi ingannare: non è solo un pasto. La Fratellanza nasce per onorare le anime del Purgatorio e, soprattutto, per fare del bene. Il ricavato e la manodopera gratuita servono ad aiutare chi ha più bisogno, trasformando ogni boccone in un atto di carità.

Questa è la Tuscia che ci piace: una terra che affonda le radici nel passato con coraggio, ma guarda al futuro con tale orgoglio da meritare, forse, un posto tra i patrimoni dell’Unesco. Un rito di passaggio, di generazione in generazione, che ogni anno ci ricorda chi siamo.

©MaurizioDiGiovancarloTusciaFotografia / La Fune

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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