

MILANO – Bisogna diffidare, sempre, delle classifiche. Soprattutto di quelle che pretendono di misurare, con la precisione di un cronometro, il battito cardiaco di un popolo. Eppure, il Governance Poll di Noto per il Sole 24 Ore è un esercizio che ha il pregio della franchezza, o se non altro della crudeltà. Ci dice, con quella secchezza tipica dei numeri, che Chiara Frontini, prima cittadina di Viterbo, occupa oggi il settimo gradino di questo podio nazionale. Un 60% tondo, che le vale il titolo di sindaca più apprezzata nel Lazio e la pone in una compagnia di tutto rispetto, a braccetto con le amministrazioni di Treviso e Parma.
C’è chi, tra i suoi detrattori (che a Viterbo non mancano mai, essendo città che ama più il chiacchiericcio che il cemento), noterà subito quel 4,9% che si è perso per strada dal giorno dell’elezione. È la fisiologica erosione che il potere, come l’acqua sulla pietra, opera su ogni uomo o donna che sieda su uno scranno. Ma i numeri, se letti con un minimo di onestà intellettuale, ci dicono anche un’altra cosa: che in un anno la signora Frontini ha recuperato un punto di gradimento, e che rispetto al 2024 la sua scalata è stata di ben venticinque posizioni. Insomma, il vento soffia in un senso che non è quello della decadenza.
Ma il vero interesse di questa pagella non sta tanto nel nome della sindaca viterbese, quanto nella diagnosi che il dottor Noto ne trae. Egli ci avverte che il consenso non è più figlio del mattone, dell’opera pubblica o del bilancio in pareggio, ma della “paura”. È una constatazione amara, e forse anche un po’ cinica: amministrare oggi non significa più costruire ponti o asfaltare strade, ma sedare le ansie di una comunità che si sente, o teme di sentirsi, in balia di una tempesta invisibile.
Il cittadino, che un tempo giudicava il sindaco dalla qualità del selciato sotto i suoi piedi, oggi lo giudica dalla sua capacità di rassicurarlo. Non conta più solo ciò che è stato fatto, ma ciò che viene percepito. È la vittoria dell’immagine sulla realtà, o forse la sconfitta di una politica che non riesce più a comunicare se stessa al di fuori delle proprie paure.
E mentre Viterbo si interroga sul suo 60%, un’occhiata bisogna darla anche al piano di sopra, verso la Pisana. Lì, il governatore Francesco Rocca arranca in coda, con un 42% che suona come una campana a morto per le speranze di chi aveva riposto in lui grandi aspettative. Rocca paga il prezzo della distanza, o forse del fatto che, su scala regionale, le paure dei cittadini diventano ingovernabili fantasmi.
La Frontini, dunque, galleggia. E galleggia bene. In un Paese che naviga a vista, essere al settimo posto significa aver capito che la politica, oggi, somiglia più a una seduta di psicoanalisi collettiva che a un ufficio tecnico. Auguri alla Sindaca: il difficile non è scalare la classifica, ma convincere i viterbesi che, oltre alle paure, esiste ancora il mondo di fuori. Quel mondo che si costruisce, si amministra e, soprattutto, si cura. Non solo con le parole, ma con i fatti. Quelli veri.




















