
Nona pagina di ‘Momenti di Gloria’, il diario con cui Bruno Pagnanelli racconta con foto e parole quanto sta accadendo al cantiere della Edilnolo dove un giorno dopo l’altro sta prendendo forma la nuova Macchina di Santa Rosa.
Il diario di Bruno Pagnanelli
Arrivo e il secondo ed il terzo modulo, sono l’uno sopra l’altro.
Il secondo modulo è completato. Va pesato e messo a dormire sui cavalletti. Quindi rimane da completare lo stelo più sottile, quello più alto, quello che ospiterà la statua della Santa che nel frattempo è in mezzo all’androne, in attesa, nel silenzio.
Perché ormai il capannone è completamente vuoto. I pezzi assemblati, sono quasi tutti fuori. Massimiliano e un ventilatore fanno ultimi ritocchi su un tavolino che è diventato troppo piccolo in un ambiente immenso.
Sono tutti all’esterno ormai, a dipingere di rosso i numeri delle posizioni sulla base, dove nel mentre c’è Franco “Papillon” che aggiunta fili e mette lampade, dissociandosi da ogni altra forma di relazione con gli altri. Ne ha ben donde, hanno creato uno sfottò su di lui, con un simulacro di cartellone “Wanted” di quelli dei film di Far West. Se l’è presa un po’ perchè lo hanno valutato con un “Reward 4000$”, giudicato troppo poco per una figura leggendaria.
Come al solito, quello che sembra impossibile da fuori diventa improvvisamente facile per chi è dentro. Nel giro di 15-20 minuti i pezzi si muovono, si piegano, si capovolgono, si fissano, si sollevano. Alessio e Andrea alle gru, Sergio, Roberto e Massimiliano fissano i supporti e Luigi che freme per montare lo stelo finale. Mirko muove un furgone in uno spazio impossibile per un umano.
“Papillon” è ancora in azione da solo, passa, mugugna, suda, scompare nella base. Finisce di saldare cose mentre fuori fanno caciara per la fine della movimentazione. Lo stesso fa Vincenzo Battaglioni, costruttore di “Sinfonia d’archi”, con il supporto che regge lo stelo.
La giornata volge al termine. Una mantide religiosa si muove nella base, viene catturata, fotografata e rimessa in libertà. Due di loro hanno finito le loro mansioni e si mettono a giocare, segno di tensione che si allenta. Due bambini, accompagnati, entrano nel capannone vuoto. Nel frattempo le gru e le sezioni della macchina si muovono nello spazio rimasto fra auto che devono uscire, furgoni, materiali e saldature in corso.
Ancora pochi giorni. Poi qui sarà tutto vuoto. Ma inizierà a riempirsi l’anima..


















