

Quinta pagina di ‘Momenti di Gloria’, il diario con cui Bruno Pagnanelli racconta con foto e parole quanto sta accadendo al cantiere della Edilnolo dove un giorno dopo l’altro sta prendendo forma la nuova Macchina di Santa Rosa.
Il diario di Bruno Pagnanelli (giorno 5)
Ieri c’era la luna blu che poi blu non è. Ieri sera si provavano le luci dei due moduli semicompleti. Arrivano il presidente del Sodalizio ed il direttivo, il capo facchino e tutti quelli che dovranno gestire il trasporto.
C’è Raffaele, l’architetto che discute, fra il serio ed il faceto con Franco “Papillon”, l’elettricista. Sono spettacolari, una vera storia nella storia. Uno sfotte l’altro imputando errori che sono stati commessi in sede di progettazione e l’altro invoca magagne create durante l’ esecuzione.
Nel frattempo gli altri si aggregano, si salutano, si abbracciano, poi un giubilo di commenti, di idee, di storia, di ricordi, di paragoni, di ammirazione e di sfottò che a girare in mezzo, con la macchina fotografica, è un privilegio e un rischio allo stesso tempo. Gloria si accende al tramonto, quando i coni e i bastoncelli dell’interno dell’occhio non sono ancora pronti, gli uni per la luce e gli altri per l’oscurità. Infatti chi arriva dice: “tocca aspettà n’tantino..”
Poi il buio arriva, insieme a fagioli e salsicce. Una grande tavolata, vino, pane, un faro ad illuminare il piazzale e le storie da raccontare fra le posate di plastica. Gradiamo.
Molto, tale che uno di loro, telefona alla cuoca, una pianoscaranese D.O.C. raccontandogli del successo ottenuto e lei di rimando gli chiede l’unica cosa che gli interessa: “riporteme quà la pentola eh!”. Poi tutti a guardare la posizione dei lumini, del tono dei led, delle possibili soluzioni, una infinità di prove, deduzioni, consigli. Tutti buoni, tutti ragionevoli e tutti ascoltati.
Perché lo scopo della condivisione è il raggiungimento dell’obiettivo. Nel miglior modo possibile. Alla fine il boss si siede con accanto i figli, insieme al presidente ed al capo facchino. La guardano, la rimirano, entrano nel profondo della loro parte limbica, di quella zona emotiva che difficilmente si scopre. Rubo una foto da dietro, salendo su una sedia. Senza flash, mai usato in tutta la mia vita e so che sarà un grosso rischio quando mi servirà davvero. Rubo un attimo della loro intimità mentre sono circondati da altri che immortalano forme e luci.
La foto, a mio avviso, è strepitosa. E’ la sintesi di tutto. L’ultima di questa serie. In fondo ai tavoli si parla di donne, di figli, di sogni. di viaggi.
Mentre la luna sale nel cielo, mi accendo una sigaretta fra i toscani che si divertono a ricordare i loro carri. Mi ritorna in mente quello che lessi in un libro, detto da un ragazzo che aveva deciso di stare solo con la natura. Alla fine lasciò delle parole che sono il senso di questa serata e di tutta la storia che c’è e ci sarà dietro.
“La felicità è nulla se non è condivisa”. (Chris McCandless)

















