Gloria, il diario della costruzione (giorno 2)
Momenti di Gloria - giorno 2 04
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Continua il lavoro di Bruno Pagnanelli nel capannone della Edilnolo dove è in corso la costruzione della nuova Macchina di Santa Rosa.

Secondo giorno dell’avventura di Bruno Pagnanelli al capannone dove è in corso la costruzione della nuova Macchina di Santa Rosa. Riproponiamo con foto e parole il racconto del secondo giorno di diario.

 

 

Il diario di Bruno Pagnanelli – giorno 2

Quando mi hanno chiesto di documentare questa avventura ho detto loro che, facendo tutt’altro lavoro, avrei dedicato loro solo dei ritagli di tempo.

Sono al secondo giorno e già sento la necessità di appartenere al loro disordine, ai loro attrezzi, alle loro chiacchiere, ai caffè ed alle sigarette spente sul piazzale “che tanto puliamo dopo”.
Sento già che questo inferno di calore e di anime mi è già entrato dentro. Qualcuno mi dirà poi che si chiama “macchinite”.
Arrivo al capannone dopo una giornata di tutt’altro lavoro, devastato, distrutto, avvilito. Ho passato le ultime 10 ore a combattere e contrattare per altri motivi, con altri, non mi è piaciuto, non è nella mia genetica. La diplomazia non è per me, preferisco le foto, almeno sono esattamente ciò che vedi. Dallo stereo dell’auto esce una struggente “Road back home” di Zakk Wylde e, forse, è già un segnale.

Entro dal varco della ringhiera dipinta di azzurro. E’ quasi ora di chiudere. Ma “loro” sono ancora tutti lì.
Ancora adesso che dovrebbe esser ora di doccia, di un gelato al centro, di un apericena tanto di moda.
Sono tutti lì. Sotto il tendone impestato di caldo, chi con il trapano, chi col seghetto, chi con colla e forbici. Con le magliette bianche con chiazze grandi come i piatti piani, con le gocce di sudore sulla fronte, sporchi come se non ci fosse acqua sulla terra.
L’unica cosa che ti colpisce sono i sorrisi che ti accolgono. Incredibile. Incredibile come possa essere l’unica cosa che percepisci. Il legante è questo. Il sorriso anche se non ne hai più. Forse perché lavorano per costruire qualcosa che diventerà storia, che farà piangere, che terrà bambini terrorizzati e nonni con gli occhi grandi al cielo. Perchè Gloria è lì. E’ già lì. E loro questo lo sanno.

Mi vengono in mente le 10 ore passate precedenti, dove qualcuno o qualcosa mi ha imposto chi incontrare e come comportarmi. Qui invece non ci sono maschere e non serve apparire.
Serve solo comporre, creare, assemblare una meraviglia.
Ai loro volti ed alle loro famiglie, dedico questo set di foto. Si sono messi in gioco. Gli ho detto di ridere, di fare la faccia brutta, di scherzare con loro stessi, di nicchiare, di farmi paura. E loro sono qui, su queste pagine a raccontare quel caldo e quella meraviglia dietro di loro.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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