Gloria, il diario della costruzione (giorno 13)
Foto diario Gloria
Gli Stati Generali La Fune
Una sola foto per raccontare un'emozione immensa, una foto perché la mano era rimasta ferma e non ha scattato. E' rimasta ferma perché il cuore era troppo indaffarato.

Oggi una sola foto. Credo sia la sintesi di tutto. Almeno fino a qui.
Rosa è stata posta in cima. Ce l’hanno portata nel tardo pomeriggio, poco prima di cena, 2 giorni prima di Ferragosto. Ce l’hanno portata Mirko, Alessio, Roberto e Raffaele. L’hanno fissata in alto.

4 uomini in silenzio, sospesi nel vuoto. Si sono fermati a mezz’aria, l’hanno guardata. Gli avambracci poggiati sulle paratie, col collo piegato indietro, a guardare in alto. Poi pian piano sono scesi, mentre le auto si mettevano in coda nella strada di fronte. 4 uomini in un unico sorriso.

Una sola foto. Che poi ti dici: devi esser pronto a cogliere l’attimo.
Ma pronto a cosa se non sai cosa può succedere? Perchè poi le cose succedono davvero ed è meglio viverle che riprenderle.
Provare a raccontare ciò che ho provato io oggi. Con le foto..
Naaaaa… Quella strana sensazione legata a ciò che vedi, a quello che percepisci. Il naso si chiude, inizia a prudere, pizzica. gli occhi si inondano di liquidi ed il caldo ti assale, perchè vedi una cosa inaspettata. Meglio viverle che riprenderle.

Una sola foto. Quegli uomini che scendono dal cestello.
E il più alto di tutti, vestito di nero, che guarda in alto di nuovo, si gira e abbraccia due persone più grandi, due padri putativi, due amici, due folli come lui. Perchè adesso, le notti passate a scrivere, disegnare, contare, pianificare, prevedere, scegliere, sognare sono solo lì, in cima. E quell’abbraccio è la sintesi perfetta di tutto ciò che è stato fatto fino ad ora. Come le lacrime nascoste. Oggi una sola foto. Rubata.

Perchè non ero pronto. Perchè non me lo aspettavo, perché non ci pensavo proprio a cosa volesse dire. Ho avuto timore di scattare. Paura di violare un attimo che poi sarà impossibile da raccontare.
E ho premuto il pulsante.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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