

Oggi una sola foto. Credo sia la sintesi di tutto. Almeno fino a qui.
Rosa è stata posta in cima. Ce l’hanno portata nel tardo pomeriggio, poco prima di cena, 2 giorni prima di Ferragosto. Ce l’hanno portata Mirko, Alessio, Roberto e Raffaele. L’hanno fissata in alto.
4 uomini in silenzio, sospesi nel vuoto. Si sono fermati a mezz’aria, l’hanno guardata. Gli avambracci poggiati sulle paratie, col collo piegato indietro, a guardare in alto. Poi pian piano sono scesi, mentre le auto si mettevano in coda nella strada di fronte. 4 uomini in un unico sorriso.
Una sola foto. Che poi ti dici: devi esser pronto a cogliere l’attimo.
Ma pronto a cosa se non sai cosa può succedere? Perchè poi le cose succedono davvero ed è meglio viverle che riprenderle.
Provare a raccontare ciò che ho provato io oggi. Con le foto..
Naaaaa… Quella strana sensazione legata a ciò che vedi, a quello che percepisci. Il naso si chiude, inizia a prudere, pizzica. gli occhi si inondano di liquidi ed il caldo ti assale, perchè vedi una cosa inaspettata. Meglio viverle che riprenderle.
Una sola foto. Quegli uomini che scendono dal cestello.
E il più alto di tutti, vestito di nero, che guarda in alto di nuovo, si gira e abbraccia due persone più grandi, due padri putativi, due amici, due folli come lui. Perchè adesso, le notti passate a scrivere, disegnare, contare, pianificare, prevedere, scegliere, sognare sono solo lì, in cima. E quell’abbraccio è la sintesi perfetta di tutto ciò che è stato fatto fino ad ora. Come le lacrime nascoste. Oggi una sola foto. Rubata.
Perchè non ero pronto. Perchè non me lo aspettavo, perché non ci pensavo proprio a cosa volesse dire. Ho avuto timore di scattare. Paura di violare un attimo che poi sarà impossibile da raccontare.
E ho premuto il pulsante.

















