
VITERBO – La fede di riuscire a rivivere la notte del tre. La forza di attraversare una pandemia con l’idea sempre fissa del ritorno alla normalità. La volontà di non fermare una tradizione che dura otto secoli. Oggi è il giorno di Gloria a San Sisto, quello del montaggio della Macchina di papà Raffaele Ascenzi. Una vera gioia che vede nelle mani, sapienti, degli uomini della famiglia Fiorillo e dei compagni di lavoro capacità maieutiche. Sono loro infatti chiamati a portare al mondo il campanile che cammina.
Lavoro impeccabile, of course. Perché dell’arte di fare le Macchine questi signori hanno fatto buona parte della propria vita. Lavoro sì ma anche molto altro. Tanto d’altro. Così nel giorno di grazia mercoledì 24 agosto 2022 il dado del ritorno al Trasporto è tratto. Diciamo che c’è proprio “il dado”, materializzato davanti agli occhi di una città che è cambiata tanto e che dovrà tornare a fare i conti con le emozioni del passaggio della Macchina.
L’ultimo volo di Gloria, il saluto a una città che l’ha amata e l’ha individuata come nuovo punto, dopo quello segnato da Volo d’Angeli, nel bel discorso d’amore che i facchini di Rosa continuano a scrivere da generazioni con Viterbo. Sappiamo quanto il Sodalizio abbia tenuto botta in questi due anni e quanto sia costato stare fermi ma senza “sotto col ciuffo”. Il tre settembre adesso è lì, nel destino di Viterbo. Mancano una manciata di giorni, da esplorare tutti ora dopo ora. Con un accavallarsi di ritualità e riti, pubblici e privati, che costruiscono l’emozione di quella notte.

















