Gloria è al suo posto, dopo due anni di fermo torna la notte del tre settembre
Foto Macchina di Santa Rosa Viterbo
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VITERBO - Oggi è il giorno di Gloria a San Sisto, quello del montaggio della Macchina di papà Raffaele Ascenzi. Una vera gioia che vede nelle mani, sapienti, degli uomini della famiglia Fiorillo e dei compagni di lavoro capacità maieutiche. Sono loro infatti chiamati a portare al mondo il campanile che cammina. 

VITERBO – La fede di riuscire a rivivere la notte del tre. La forza di attraversare una pandemia con l’idea sempre fissa del ritorno alla normalità. La volontà di non fermare una tradizione che dura otto secoli. Oggi è il giorno di Gloria a San Sisto, quello del montaggio della Macchina di papà Raffaele Ascenzi. Una vera gioia che vede nelle mani, sapienti, degli uomini della famiglia Fiorillo e dei compagni di lavoro capacità maieutiche. Sono loro infatti chiamati a portare al mondo il campanile che cammina. 

Lavoro impeccabile, of course. Perché dell’arte di fare le Macchine questi signori hanno fatto buona parte della propria vita. Lavoro sì ma anche molto altro. Tanto d’altro. Così nel giorno di grazia mercoledì 24 agosto 2022 il dado del ritorno al Trasporto è tratto. Diciamo che c’è proprio “il dado”, materializzato davanti agli occhi di una città che è cambiata tanto e che dovrà tornare a fare i conti con le emozioni del passaggio della Macchina. 

L’ultimo volo di Gloria, il saluto a una città che l’ha amata e l’ha individuata come nuovo punto, dopo quello segnato da Volo d’Angeli, nel bel discorso d’amore che i facchini di Rosa continuano a scrivere da generazioni con Viterbo. Sappiamo quanto il Sodalizio abbia tenuto botta in questi due anni e quanto sia costato stare fermi ma senza “sotto col ciuffo”. Il tre settembre adesso è lì, nel destino di Viterbo. Mancano una manciata di giorni, da esplorare tutti ora dopo ora. Con un accavallarsi di ritualità e riti, pubblici e privati, che costruiscono l’emozione di quella notte. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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