
Ancora deve attraversare le strade del centro storico di Viterbo, ancora non è arrivato il suo giorno eppure Gloria ha già conquistato i viterbesi. Stasera alle 22 il montaggio è stato ultimato con la cerimonia per la collocazione della santa. A trenta metri di altezza sono saliti il sindaco di Viterbo, il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini, il costruttore Vincenzo Fiorillo e Raffaele Ascenzi.
Il quinto figlio di Ascenzi, dopo i suoi tre veri e Ali di Luce, è già una grande Macchina. Una storia fortunata quella del nuovo “campanile che cammina”. Fascino, tanto fascino e capacità comunicativa. E’ questo il segreto.
Ascenzi è uno che di Macchine di Santa Rosa se ne intende, le conosce. La sua tesi di laurea? Sulla Macchina di Santa Rosa. La sua serata tipo il tre settembre per tanti anni? Sotto la Macchina.
Qui ha imparato a pensare come un facchino, a guardare come un facchino, a vivere questa tradizione come un facchino. E da facchino ha disegnato Gloria. Ne ha posizionato uno ancestrale alla base, ha riportato le forme della tradizione su questa torre cerimoniale e l’ha progettata pesante all’occhio. Pesante da farti tirare il fiato già quando la vedi ferma, inchiodata all’impalcatura di San Sisto. Pensate a quanto potrà sembrare pesante lungo il percorso, rendendo immenso e da brividi lo sforzo dei facchini all’occhio delle persone stipate per le vie e le piazze.
Ma c’è anche altro: i Fiorillo. Questa è la prima Macchina totalmente “loro”. E hanno saputo raccontare un clima durante i giorni della costruzione. L’hanno fatto in modo semplice, moderno, smart. Insomma intelligente. Hanno scovato nella confusione del web quello che si è rivelato un gigante umile: Bruno Pagnanelli. Il diario della costruzione di Gloria è qualcosa senza precedenti, che segna la storia del trasporto e fa scuola per il futuro.
Quello che è uscito fuori di Gloria rende già questa Macchina una roba autentica. Una roba fatta da persone: Mirko, Alessio, Stefano, Vincenzo, Papillon e gli altri. Sorrisi, sfottò, sigarette, mani sporche, sudore, cannoli siciliani.
A tutto questo va aggiunto un ingrediente che c’è sempre ma che questa volta si è forse sbilanciato più del solito: il Sodalizio. Alla fine magari non lo ammetteranno mai, magari resteranno abbottonati come il presidente Massimo Mecarini – che giorni fa in un’intervista ci ha detto che non ama sbilanciarsi prima del tre settembre sulla bellezza o meno della Macchina – ma che poi, e lo capisci dalle vibrazioni della voce, questa Macchina in fondo già gli piace da morire. Questo trasporto sarà bello come sempre, ma in realtà percepiamo che lo sarà più del solito. (Foto Bruno Pagnanelli)


















