

Gli studenti entrano nel futuro e scoprono le stampanti 3D. Una delle invenzioni più rivoluzionarie del ventunesimo secolo, che in questi ultimi anni sta monopolizzando un certo settore lavorativo e che a breve sarà implementato anche in altri. Attualmente, infatti, il mondo ingegneristico utilizza queste stampanti per portare a tre dimensioni strumenti e modelli digitali, ma già gli esperti stanno studiando come è possibile utilizzarle per altre funzioni, dall’industria alimentare fino a quelle delle protesi sanitarie.
Un’infinità di possibilità che, ovviamente, affascina il mondo del lavoro, per questo motivo nei giorni scorsi è partio un progetto che ha coinvolto Confartigianato, Istituto Paolo Savi, Fondazione Carivit e Fab Lab, per offrire agli studenti una prospettiva concreta di occupazione nel futuro. Il progetto si è concluso nel salone del Palazzo Brugiotti, dove è stato fatto il punto dell’esperienza e si è discusso di prospettive future.
Particolarmente soddisfatto Andrea De Simone, direttore di Confartigianato ed ex studente del Paolo Savi. De Simone ha spiegato come, soprattutto nell’artigianato, si debba avere la capacità di unire due mondi, quello del passato e quello del futuro: tradizione e tecnologia. Per questo motivo questo progetto è così importante, perché la stampa in 3D può rappresentare il futuro di questo settore e portare l’artigianato a un nuovo livello.
Una buona riuscita anche secondo Patrizia Gaddi, dirigente scolastica, che ha visto crescere l’entusiasmo degli studenti di giorno in giorno. Secondo la dirigente, infatti, il concetto che la scuola possa essere formata solo da banchi, aule e cattedre è arrivato alla fine, a questi elementi va aggiunto anche un apprendimento attivo sul mondo fuori dalla scuola.

















