
C’è John, c’è Davide, c’è Omar, ci sono anche Gianluca e Marco aka Johnny Mox e Above the Tree. C’è chi viene dal Mali, chi da Trento, chi dalle Marche o dalla Sicilia e chi dalla Nigeria. È sabato pomeriggio e a Viterbo, al Biancovolta, è attesa in serata l’esibizione di Stregoni: un progetto musicale il cui concerto finale riassume il lavoro fatto nei due giorni precedenti dai due importanti musicisti della scena underground italiana, appunto Johnny Mox e Above the Tree che hanno dato vita da quasi un anno al progetto Stregoni.
In sintesi il progetto consiste nel lavorare insieme per due giorni utilizzando i telefoni dei migranti e la loro musica lì contenuta per poi rielaborarla e suonarla insieme, di fronte a un pubblico, in un concerto quasi open-source, nel quale è gradito l’apporto di chiunque voglia. È così che la colonna sonora del loro viaggio della speranza verso l’Occidente diventa il cuore pulsante di questa iniziativa.
Un laboratorio di integrazione, portato a Viterbo da Arci e Arci Solidarietà in collaborazione con Allimprovviso nell’ambito delle iniziative collaterali all’accoglienza effettuata sotto i progetti Sprar, nel quale conta più l’energia che si sprigiona sul palco che la complessità e la qualità della musica che esce dalle casse. Sì perché Stregoni nasce proprio con questo intento: “Quel che è importante – dice Johnny Mox – non è la musica che ascolti, ma ciò che vedi: persone che cercano di parlare e di andare d’accordo attraverso la musica”.
Un messaggio semplice e immediato e un doppio obiettivo raggiunto. Da un lato il racconto fatto a chi assiste a questa operazione di stregoneria e a questo mescolarsi di stili musicali, sensibilità, sguardi e sorrisi; dall’altro la narrazione interna fatta di scambio e di fusione in un linguaggio eterno: la musica. “Sappiamo come arrivano, conosciamo le difficoltà che trovano per attraversare il confine — spiega Johnny Mox – ma poi di fatto quando i migranti sono qui sembrano sospesi in una bolla spazio temporale. E così abbiamo deciso che volevamo entrare nel loro presente e volevamo farlo utilizzando un linguaggio comune senza la velleità di costruire una band o di insegnare qualcosa a qualcuno”.
Insomma non un progetto di semplice integrazione, ma in fondo qualcosa di più. “Pure noi – aggiunge Above the Tree – quando andiamo all’estero, con molte meno difficoltà rispetto a loro, siamo travolti da un flusso e quando abbiamo la possibilità di fare una esperienza alla pari con le persone del posto ne usciamo soddisfatti perché è una sensazione positiva. Ecco – prosegue – si tratta di questo. L’impressione poi è proprio che ci sia un momento durante l’esibizione in cui le cose girano in un modo nel quale rappresentano tutti”.
In serata parte il concerto ed è proprio così. Insieme alla musica partono gli sguardi, parte il dialogo di cui parlano Johnny Mox e Above the Tree e il coinvolgimento del pubblico, che alla fine diventa parte integrante dello spettacolo che è unico, perché ad ogni appuntamento in Italia, e presto in Europa, si scompone e si ricrea.
Stregoni vive ormai da qualche mese e dopo la tappa viterbese, una delle prime fuori dal Trentino, partirà per un lungo viaggio tra Lampedusa e Stoccolma: “Suoneremo in molti centri di accoglienza di tutta Europa – aggiungono – e lo faremo in un viaggio-documentario”. Un idea del viaggio proprio come quella di andare in Ungheria nel momento della chiusura delle frontiere: “Volevamo andare e suonare lì, poi ci abbiamo ragionato ed è uscito fuori Stregoni – concludono – perché non volevamo fare una cosa solo per noi stessi”. E ci sono riusciti.
Le foto seguenti sono di Chiara Ernandes


















