Gli Etruschi protagonisti agli Uffizi di Firenze, la lezione che arriva dalla Toscana
Uffizi
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Se da un lato l'attenzione degli Uffizi su questo antico popolo è una buona notizia anche per la Tuscia dall'altro mette in evidenza la scarsa attenzione e il pochissimo impegno con cui qualche chilometro più giù dalla Toscana si fatichi a produrre iniziative di livello. 

FIRENZE – Quindici incontri sugli etruschi agli Uffizi. Non proprio una cosa che capita tutti i giorni. Le conferenze, ospitate nell’Auditorium Paolucci della Galleria, si svolgeranno di mercoledì dall’11 giugno all’8 ottobre (con inizio ore 17).

Un momento di incontro e aggiornamento sulle nuove scoperte, a 40 anni dall’Anno degli Etruschi (1985), iniziativa della Regione Toscana che ebbe un grande rilievo a livello nazionale. Se da un lato l’attenzione degli Uffizi su questo antico popolo, i cui segni sono evidenti nel Viterbese dove hanno lasciato un immenso patrimonio storico-artistico, è una buona notizia anche per la Tuscia dall’altro mette in evidenza la scarsa attenzione e il pochissimo impegno con cui qualche chilometro più giù dalla Toscana si fatichi a produrre iniziative di livello.

Le conferenze copriranno i principali temi della storia e dell’archeologia etrusca, a partire dalla dibattuta questione delle origini. Il ciclo prevede un percorso articolato che spazia dalla lingua alla struttura politica, dalle pratiche religiose alle arti figurative, fino ai rapporti con altri popoli e alla progressiva assimilazione da parte di Roma. Il programma si aprirà l’11 giugno con un intervento di Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, che affronterà il tema degli stereotipi e delle realtà storiche legate agli Etruschi. Il 18 giugno sarà la volta di Enrico Benelli (Università di Roma III) con un aggiornamento sullo stato degli studi linguistici, un campo tradizionalmente considerato ostico ma oggi arricchito da nuovi testi e interpretazioni. Il 25 giugno, Simonetta Stopponi (Università di Perugia) analizzerà le strutture abitative e i palazzi etruschi, seguita, il 2 luglio, da AlessandroNaso (Università di Napoli Federico II), che concentrerà il proprio intervento sulle architetture funerarie. Il ciclo continuerà il 9 luglio con Daniele Federico Maras, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, che si occuperà della struttura politica delle città etrusche e delle magistrature. Maras interverrà anche il 16 luglio con una lezione dedicata alla pittura, analizzando nuovi documenti e recenti interpretazioni.

Il 23 luglio Laura Michetti (Università di Roma La Sapienza) parlerà di religione etrusca, soffermandosi su santuari, divinità e culti, mentre il 30 luglio Stefano Bruni (Università di Ferrara) discuterà della produzione artistica, affrontando il tema delle botteghe locali e degli artigiani stranieri attivi in Etruria. Il 6 agosto Vincenzo Bellelli, direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, tornerà sul tema delle origini etrusche, evidenziando le ultime teorie e i dati provenienti da recenti scavi. Dopo la pausa estiva, gli incontri riprenderanno il 3 settembre con Maurizio Sannibale (Musei Vaticani), che parlerà dei rapporti tra gli Etruschi e il Mediterraneo orientale. Il 10 settembre, Maurizio Harari (Università di Pavia) esaminerà i contatti e le influenze reciproche tra Etruschi e Greci, mentre il 17 settembre Luca Cerchiai (Università di Salerno) illustrerà la presenza etrusca in Campania, con particolare attenzione al sito di Pompei. Il 24 settembre Gianluca Tagliamonte (Università di Lecce) approfondirà le relazioni tra Etruschi e altri popoli italici, mentre il 1 ottobre Elisabetta Govi (Università di Bologna) tratterà dell’espansione etrusca nella valle del Po, un’area in passato considerata marginale e oggi invece rivalutata grazie a nuovi dati archeologici. La rassegna si chiuderà l’8 ottobre con Jacopo Tabolli (Università per Stranieri di Perugia), che affronterà il tema della fine della civiltà etrusca.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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