Gli alimenti invenduti della Coop vanno in beneficenza
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Firmato l'accordo tra la Coop di via Monte Cervino e l'Afespsit di Vito Ferrante, per fare in modo che gli alimenti non venduti che rimangono sugli scaffali vengano donati alle famiglie in difficoltà, anziché finire al macero.

Firmato lo scorso giovedì il protocollo di intesa fra Coop e Afespsit, per fare in modo che gli alimenti rimasti sugli scaffali della Coop vengano donati alle famiglie in difficoltà anziché essere mandati al macero. Il documento è stato sottoscritto da Vito Ferrante, fondatore e presidente dell’Afespsit (l’Associazione dei familiari dei malati psichiatrici) e da Maurizio Riggi, responsabile del supermercato di via Monte Cervino, Famiano Buttarelli, presidente della sezione soci Unicoop Tirreno e Roberto Giomi, responsabile area soci.

D’ora in poi, i volontari dell’Afesopsit potranno ritirare generi alimentari invenduti, tolti dagli scaffali ancora integri ma che non possono essere più venduti perché la scadenza è prossima, oppure perché la confezione si è deteriorata o l’etichetta strappata, per distribuirla alle famiglie bisognose.

Si tratta di generi assolutamente commestibili ma destinati a finire in discarica, che così potrà essere recuperata per aiutare persone in gravi difficoltà economiche. Così, dopo oltre tredici anni dall’approvazione della legge numero 155 del 2003, la cosiddetta ”Legge del Buon Samaritano” anche a Viterbo viene applicato il progetto ”Buon fine”, che prevede appunto l’utilizzo a fini di solidarietà sociale gli alimenti invenduti.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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