Giuseppe Bonaviri, il poeta che ha lasciato un segno sul Novecento rivive alla Biblioteca Consorziale
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VITERBO - Venerdì 5 aprile, alle 17,30, la sala Roberto Rossellini della biblioteca consorziale regalerà un tributo a dieci anni dalla scomparsa di un poeta e scrittore troppo poco celebrato visto il segno che ha saputo lasciare nel corso del Novecento.

VITERBO – La vita di Giuseppe Bonaviri ripercorsa attraverso testi, poesie e letture delle sue opere che più hanno caratterizzato la sua lunga carriera.

Venerdì 5 aprile, alle 17,30, la sala Roberto Rossellini della biblioteca consorziale regalerà un tributo a dieci anni dalla scomparsa di un poeta e scrittore troppo poco celebrato visto il segno che ha saputo lasciare nel corso del Novecento.

Una carriera letteraria lunga cinquant’anni quella di Bonaviri, medico cardiologo che seguì con il tempo la sua vocazione alla scrittura. Nativo di Mineo, paesino alle porte di Catania, portò spesso e volentieri il racconto della Sicilia all’interno della sue opere.

Autore che sfuggì da ogni tipo di catalogazione, sempre fuori dal coro, e forse proprio per questo poco accettato e glorificato in Italia. Discorso diverso in ambito internazionale, dove la sua pena e capacità erano molto esaltate, come confermano le diverse candidature al premio Nobel.

Nel corso della carriera è stato autore di oltre quaranta pubblicazione dal 1954 al 2009. Tra le opere più riconosciute, traviamo: La divina foresta (Rizzoli, 1969), Novelle Saracene (Rizzoli, 1980), Il dormiveglia (Mondadori, 1988) e Il Re bambino (Mondadori, 1990), testo quest’ultimo che sarà oggetto anche di diverse letture durante l’incontro.

“Parliamo di uno scrittore che avrebbe meritato, e meriterebbe ancora oggi, molta più attenzione da parte dell’opinione pubblica – dice il presidente della biblioteca consorziale, Paolo Pelliccia -. La sua narrativa ha saputo spaziare bene su tutti i campi che ha toccato, non tralasciando e sottolineando la sua formazione scientifica e conoscenza antropologica e sociale. Questo ricordo di Bonaviri – conclude – sarà solo l’inizio di un ciclo di conferenze dove l’intento sarà quello di ricordare grande poeti e scrittori troppo facilmente sottovalutati e con troppa facilità dimenticati”.

Ospite dell’incontro, il professore Carlo Serafini, docente di Letteratura Contemporanea all’Università della Tuscia e grande conoscitore delle opere di Giuseppe Bonaviri.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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