Giulio Marini: "La maggioranza ha avuto una botta di febbre ma abbiamo preso la Tachipirina". Poi punta il dito: "Ereditiamo un Comune spento"
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VITERBO - "Una botta di febbre", così Giulio Marini definisce questi giorni da dimenticare per l'amministrazione targata Giovanni Arena. Poi dà una chiave di lettura: "Paghiamo tante difficoltà, in primis l'eredità pesante di Michelini".

VITERBO – “Una botta di febbre”, così Giulio Marini definisce questi giorni da dimenticare per l’amministrazione targata Giovanni Arena. Poi dà una chiave di lettura: “Paghiamo tante difficoltà, in primis l’eredità pesante di Michelini”.

E’ presto, la consiliatura è cominciata da pochissimo e chi pensa possa finire a breve molto probabilmente è un illuso. Le fragilità sono un elisir di lunga vita in politica, Michelini docet.

Comunque la situazione di partenza è stata piuttosto pesantuccia. Giunta formata col massimo numero di assessori per permettere la quadra, mancanza del numero legale nei meandri del primo consiglio comunale, lo scontro per la presidenza della quarta commissione interno alla maggioranza (con tanto di minacce), saltata la prima commissione così come la quinta e la terza è stata sconvocata.

“La temperatura è salita ma siamo intervenuti e dato la Tachipirina – continua Marini -. C’è un po’ di inesperienza ma il problema più grosso è che abbiamo ereditato un Comune spento. Michelini aveva tirato i remi in barca da un pezzo e questo ha prodotto effetti negativi in tutta la macchina amministrativa. La situazione dei dirigenti è nota e ormai è di dominio pubblico anche il clima non buono negli uffici. La maggioranza ha trovato una macchina spenta ed è difficile cominciare a lavorare, questo aumenta il nervosismo”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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