Giubileo, quelle integrazioni che Viterbo deve riuscire a offrire per il viaggio dei pellegrini
Francesco Mattioli
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VITERBO - La promozione turistica di Viterbo non comincia e finisce con il Giubileo; il lavoro che venisse avviato ora sarebbe comunque un investimento che resterebbe valido anche nel tempo.

di Francesco Mattioli

VITERBO – Caro Direttore,

il suo giornale ha preso a cuore il tema del Giubileo, soprattutto il dibattito innescato dalle dichiarazioni dell’assessore Franco sull’impossibilità per Viterbo di incidere sui flussi turistici previsti per l’evento del 2025. Mi permetto di intervenire sulla questione, con alcune considerazioni che non vogliono essere mere impressioni dell’uomo della strada, ma sono suggerite da pregresse esperienze professionali.

L’assessore propone una visione abbastanza realistica, ma forse un po’ troppo realistica; e al realismo deve comunque far seguito sempre la volontà di cambiare le cose, altrimenti nessuno sarebbe uscito dalle confortevoli caverne.

Viterbo – città papale, medievale, termale, con un hinterland storico, ambientale ed enogastronomico da fare invidia alla maggior parte delle città del mondo – non può restare a guardare. Non lo fanno le città toscane, emiliane, umbre, campane in vista del Giubileo, in specie quelle che si trovano sul percorso, o nelle prossimità, della Francigena.

Ma non si tratta di pellegrini in più o in meno; la Francigena agirà sì come legame ideale con l’idea di pellegrinaggio, che nell’anno giubilare i milioni di visitatori attesi faranno per lo più in auto, in treno, in aereo e persino in nave.

Qui si tratta di offrire delle integrazioni – o alternative – alla semplice visita a San Pietro e alle bellezze della Capitale per coloro che si tratterranno più giorni in zona. Si tratta di creare una narrazione fascinosa, un richiamo, un bisogno nel visitatore affinché dedichi almeno un giorno e una notte a Viterbo. Questo non si fa solo con i soldi, ma con la fantasia, con la professionalità nel campo della comunicazione e della promozione turistico-culturale. Di “attrattori” ce ne sono a iosa. Ora vanno “narrati”, cioè comunicati nel modo giusto.

Certo, siamo già in ritardo. Ma si può recuperare se al rassegnato realismo minimalista si sostituisce la voglia del fare e dell’inventare. D’altronde, la promozione turistica di Viterbo non comincia e finisce con il Giubileo; il lavoro che venisse avviato ora sarebbe comunque un investimento che resterebbe valido anche nel tempo.

Vero. In passato nulla si è fatto e dovrebbe sorprendere che le opposizioni di oggi che sono state le maggioranze di ieri a Palazzo dei Priori se la prendano con l’attuale Amministrazione. Ma questo può valere anche per le buche nelle strade, per l’erba alta sui marciapiedi, per una città che – in termini di servizi al visitatore, di igiene pubblica, di sicurezza, di accessibilità, di accoglienza – lascia da tempo a desiderare.

Che in passato sia stato fatto poco o nulla, che quel che è stato fatto non abbia goduto di adeguata manutenzione è sotto gli occhi di tutti e solo la ritualità dell’agone politico lo può imputare tutto a chi governa da due anni. Ma ciò non toglie che chi governa da due anni e intende innovare, debba innovare veramente, e non solo sull’assetto urbanistico della città, come sta avvenendo ora, ma anche sulla fonte di sviluppo economico potenzialmente più generosa, che per Viterbo è oggi quella turistica. Altrimenti si rimane – come si dice citando un famoso film con De Niro – tutto “chiacchiere e distintivo”.

Di certo, se Viterbo riuscisse a intercettare anche soltanto le molliche del gran pasto che con il Giubileo si apparecchierà a Roma, sarebbe già tanta roba. E questo si può fare se siamo in grado di approntare il retino giusto, in concorrenza con tante altre città d’arte italiane. Con una narrazione appropriata, e nei luoghi della comunicazione che contano.

 

 

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